Israele pubblica documenti catturati a Gaza su legami tra Hamas e attivisti della Flotilla

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministero degli Esteri israeliano ha reso pubblici per la prima volta una serie di documenti che, a suo dire, proverebbero connessioni dirette tra i leader della missione Flotilla e i vertici di Hamas. Tali carte, stando a quanto dichiarato dalle autorità, sono state rinvenute nel corso delle operazioni militari all’interno della Striscia di Gaza, e traccerebbero un solco ben definito di collaborazione, sebbene non ancora specificato nei suoi dettagli operativi. La pubblicazione di questi materiali, che Israele definisce ufficiali e riconducibili all’apparato amministrativo del gruppo, giunge a poche ore dal concluso episodio della flottiglia Sumud, il cui esito era ampiamente atteso.

Le testimonianze degli attivisti rientrati in Italia

Mentre i primi attivisti italiani della Global Sumud Flotilla, fatti sbarcare forzatamente e trattenuti per alcune ore, hanno già fatto ritorno in patria, le dichiarazioni di alcuni di loro dipingono un quadro di forti tensioni. Yassine Lafram, presidente dell’unione delle comunità islamiche d’Italia e imam a bordo dell’imbarcazione, ha parlato, una volta atterrato all’aeroporto di Malpensa, di “umiliazioni” e di una “tortura psicologica” subite durante la detenzione. Ha affermato di trovarsi in buone condizioni, ma ha subito aggiunto che il suo pensiero è rivolto ai connazionali ancora trattenuti, che definisce “isolati dal mondo” in un carcere a nord di Israele. Secondo il suo racconto, reso a pochi minuti dallo sbarco, quelle persone vivrebbero in uno stato di privazione del sonno e riceverebbero pasti del tutto inadeguati.

La determinazione della giornalista di La7

Tra coloro che sono rientrati, attraverso lo scalo di Fiumicino, figura anche Emanuela Pala, giornalista di La7, la quale è potuta riabbracciare i familiari giunti da Cagliari. La sorella Antonella, dopo un fugace colloquio di appena venti secondi, ha riferito che la giornalista, pur nel trauma dell’accaduto, le è sembrata “ancora più determinata di prima nel voler raccontare quanto di disumano sta succedendo a Gaza”. Pur senza scendere in ulteriori particolari sull’esperienza vissuta, la Pala ha definito il trattamento riservato agli attivisti equiparabile a quello riservato a “terroristi”, un’etichetta che evidentemente rifiuta e contesta con forza.

Il conflitto a Gaza prosegue senza tregua

Sullo sfondo di queste vicende, il conflitto a Gaza prosegue senza tregua, nonostante le dichiarazioni israeliane su una parziale riduzione dell’intensità degli scontri. Hamas, da parte sua, ha rilasciato una dichiarazione nella quale accusa l’“esercito di occupazione sionista” di mentire e di continuare a commettere “orribili crimini e massacri”. L’organizzazione afferma che soltanto ieri sarebbero state uccise settanta persone durante i raid condotti dall’Idf, smentendo così, in modo netto e categorico, qualsiasi ipotesi di un allentamento della pressione militare sul territorio.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.