L'Ucraina e l'articolo 5, l'analisi di Talò: «Kiev fuori dalla Nato, ma si cercano garanzie»
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Redazione Esteri
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L’Ucraina, stando alle valutazioni che circolano nei palazzi della diplomazia occidentale, non entrerà a far parte della Nato, un’eventualità che – com’è noto – implicherebbe l’immediata applicazione dell’articolo 5 del Patto Atlantico. La ricerca, invece, si sta indirizzando verso forme alternative di difesa militare e di garanzie di sicurezza, sebbene sia ancora del tutto prematuro, come sottolineano i vertici, parlare di un dispiegamento di soldati sul campo. A delineare questo scenario, che riflette le nuove realtà emerse dopo il vertice di Washington, è l’ambasciatore Francesco Talò, il quale – essendo stato rappresentante permanente dell’Italia presso l’Alleanza Atlantica e consigliere diplomatico della premier Giorgia Meloni – possiede una profonda conoscenza dei meccanismi che regolano i rapporti internazionali.
«Non è vero che l’Europa non c’è», ha precisato Talò, argomentando che il suo coinvolgimento è stato palese durante il summit, sebbene la sua forza non sia ancora sufficiente e renda necessario un rapporto biunivoco con gli Stati Uniti. Un modello, questo, che è già stato sperimentato in passato, in Afghanistan, con il principio del “Together in, together out”, e che – secondo l’ambasciatore – dovrebbe essere applicato anche al caso ucraino per assicurare una strategia coordinata e unitaria. «Bisogna restare insieme, non necessariamente allo stesso modo», ha aggiunto, ipotizzando che gli americani, pur non volendo inviare truppe a terra, potrebbero fornire «asset strategici nei quali sono più avanti di tutti», contribuendo così allo sforzo comune senza un impegno diretto in prima linea.
Il linguaggio stesso utilizzato nei negoziati, del resto, sembra essere mutato in maniera significativa. L’obiettivo dichiarato non è più una «pace giusta», una formula che – ricordando le parole di Talò – includeva anche l’aggettivo «duratura» e della quale la presidente Meloni fu una convinta sostenitrice, ma si è ormai ridotto alla sola ricerca di una «pace duratura». Questo scivolamento lessicale, per nulla casuale, segna il passaggio a una fase negoziale più realistica, sebbene amara, che accetta come inevitabile il fatto che il conflitto non si concluderà con uno scambio equo o con una giustizia piena.
Proprio in questo contesto, Talò ha voluto lanciare un monito, una sorta di pro-memoria, verso i «non pochi filoputiniani» la cui propaganda, intensificata in queste ore, tende a dipingere l’Europa come un gruppo di criminali inetti che boicottano la pace imponendo condizioni a tutela della sovranità ucraina. Una narrazione che, a suo avviso, non regge alla prova dei fatti e che rischia di creare una pericolosa cortina fumogena attorno alla verità degli avvenimenti.




