Le gemelle Kessler e la pianificazione di un addio, mentre in Italia manca una legge sul fine vita

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L'addio al mondo di Alice ed Ellen Kessler, avvenuto nella loro casa in Germania, è stato un gesto di lucida determinazione, l'ultimo atto di una vita trascorsa all'insegna della perfezione e dell'eleganza. Le due gemelle, icone indimenticabili dello spettacolo per chi ha iniziato a guardare la televisione quando le trasmissioni erano ancora in bianco e nero, hanno scelto di concludere la loro esistenza insieme, ricorrendo a quella che nella normativa tedesca viene definita "morte assistita", un percorso che ha consentito loro di andarsene senza sofferenze, accompagnate da un'équipe specializzata. La loro scomparsa, al di là dell'inevitabile commozione che ha suscitato, riaccende i riflettori su una questione etica e giuridica di stringente attualità, sulla quale l'Italia, come ha recentemente sottolineato il politico Michele Papetti, sconta un ritardo "intollerabile", non avendo ancora una legge organica che disciplini il fine vita.

L'ultima coreografia: i dettagli di un commiato meticoloso

Come riportato dal quotidiano bavarese Abendzeitung, al quale le due artiste erano legate da profonda amicizia e che ha ricevuto una loro ultima lettera proprio la mattina della morte, nulla è stato lasciato al caso. L'addio è stato pianificato con una precisione quasi militare, che rifletteva il loro carattere e la lunga carriera fatta di disciplina e rigore. Hanno sistemato ogni cosa, preoccupandosi persino di disdire, con notevole anticipo, l'abbonamento a una rivista che ricevevano da decenni, quasi a voler chiudere ogni singolo conto con il mondo. Tra i loro pensieri finali, c'è stata anche la volontà di rassicurare le amiche più care, a cui hanno scritto, in una frase divenuta emblematica del loro distacco sereno: "Amiche care, non siate tristi, ci rivedremo sulle nuvole".

Il vuoto normativo in Italia e le parole di Papetti

Proprio mentre i media raccontavano i particolari di questa scelta, così ponderata e civile, le dichiarazioni di Papetti hanno colto nel segno, sottolineando come, sebbene il suicidio non possa essere considerato una scelta di libertà, sia inaccettabile che il Parlamento italiano non sia ancora riuscito a dotarsi di una normativa chiara in materia. La sua riflessione, che si inserisce in un dibattito già molto acceso, evidenzia il paradosso di un Paese costretto a guardare ad altre nazioni, come la Germania appunto, per vedere applicate delle procedure legali che da noi rimangono in una zona d'ombra, lasciando i cittadini in uno stato di profonda incertezza giuridica e, spesso, di solitudine.

La morte assistita in Europa e il caso delle Kessler

La vicenda delle gemelle Kessler, del resto, funge da potente esempio di come una legislazione precisa possa permettere alle persone di esercitare una forma di autodeterminazione anche sull'ultimo passaggio della vita. In Germania, l'organizzazione che le ha assistite, la Deutsche Gesellschaft für Humanes Sterben, opera nell'ambito di un quadro giuridico definito, che consente la cosiddetta "begleitete Sterbehilfe". Questo percorso, che richiede il soddisfacimento di condizioni rigorose e la presenza di personale medico e legale, garantisce che la decisione sia presa in piena consapevolezza e senza che vi siano margini per abusi, trasformando un atto estremo in una possibilità contemplata e regolamentata dalla legge, lontana da qualsiasi improvvisazione.

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