Tesoro, collocati 7,5 miliardi di euro di Bot a 6 mesi con rendimento in rialzo
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Redazione Economia
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Il Ministero dell’economia e delle finanze, in quella che è stata una seduta particolarmente vivace per il mercato primario dei titoli di Stato, ha piazzato l’intera quantità offerta di Bot semestrali, pari a 7,5 miliardi di euro, con scadenza effettiva a 183 giorni. La domanda, va detto, ha abbondantemente superato l’offerta toccando quota 10,95 miliardi, generando così un rapporto di copertura (il cosiddetto bid-to-cover) di 1,46. Un dato, quest’ultimo, che testimonia un appetito tutt’altro che sopito per il debito pubblico italiano nonostante uno scenario macroeconomico complesso.
Un’asta blindata e il ritorno del pessimismo dei consumatori
L’operazione di collocamento, condotta nella giornata del 26 marzo 2026, è arrivata mentre l’Istat diffondeva le rilevazioni relative al clima di fiducia delle famiglie, rivelando un diffuso pessimismo che però – a giudicare dai numeri – non ha contaminato gli umori degli investitori istituzionali. Lo Stato ha incassato un voto di fiducia non banale: non solo la copertura è stata solida, ma i richiedenti hanno letteralmente “strapazzato” la cifra messa a disposizione dal Tesoro, con un ammontare complessivo delle richieste che, secondo altre rilevazioni di mercato, avrebbe addirittura superato gli 11,8 miliardi (con un picco del rapporto di copertura all’1,58 nella fase iniziale delle contrattazioni). Un successo che parla da sé, senza bisogno di enfasi retoriche.
Il rendimento vola al 4,05%: la morsa dell’energia e della Bce
Il vero protagonista della seduta, tuttavia, è stato il rendimento lordo: questo è salito sensibilmente attestandosi attorno al 4,05%, un livello che non si vedeva da tempo per scadenze così brevi. La spiegazione, per chi segue i mercati, risiede in due fattori convergenti: da un lato le persistenti tensioni geopolitiche – che non accennano a diminuire neppure con la nuova presidenza Trump negli Stati Uniti – e dall’altro le attese su una Banca centrale europea che, a causa del perdurare del caro-energia, fatica a imboccare la strada di un taglio deciso dei tassi. Ne consegue che i Bot, privi di cedola esplicita, offrono ora una remunerazione implicita più che interessante per chi cerca liquidità a breve termine senza volersi esporre a duration più lunghe.
I prossimi appuntamenti: Btp a medio-lungo termine e un riacquisto del Tesoro
Guardando al calendario delle emissioni di aprile 2026, il MEF ha già messo in agenda due collocamenti dedicati ai Btp con scadenze medio-lunghe, previsti rispettivamente per il 10 e il 29 aprile. Si tratta di titoli che riconoscono interessi a tasso fisso con pagamento semestrale, e la loro peculiarità è data dall’ampio spettro temporale coperto: si va da durate relativamente contenute (3 anni) fino a orizzonti ultralunghi di 50 anni. Per l’investitore, la remunerazione arriva sia dalle cedole periodiche sia dall’eventuale differenziale positivo tra il prezzo di sottoscrizione e il valore nominale che verrà rimborsato alla scadenza. Inoltre, il Tesoro ha comunicato un’operazione di segno opposto: giovedì 2 aprile 2026 verrà effettuato un riacquisto di quattro specifici Btp, tramite asta competitiva riservata esclusivamente agli specialisti in titoli di Stato. L’importo massimo previsto per questa operazione di buy-back è pari a 3 miliardi di euro, e il Tesoro la finanzierà utilizzando le eccedenze di cassa disponibili sul “Conto disponibilità” detenuto presso Banca d’Italia. Una mossa, questa, che permette di gestire attivamente il debito senza ricorrere a nuova emissione.




