Beltrame ambasciatore a Mosca, un volto noto nel Cremlino
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Redazione Interno
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La nomina di Stefano Beltrame a ambasciatore italiano a Mosca, decisa dal Consiglio dei ministri del 28 agosto, rappresenta molto più di un semplice avvicendamento di routine agli altissimi livelli della diplomazia. Si tratta, piuttosto, di una scelta carica di significati politici, che riporta alla ribalta un profilo profondamente esperto dei dossier internazionali e, al contempo, legato a doppio filo a una certa stagione della politica estera italiana, quella del primo governo Conte durante la quale Matteo Salvini – di cui Beltrame fu consigliere diplomatico – guardava con particolare interesse all’asse con Vladimir Putin.
Beltrame, veronese di 64 anni, è un diplomatico di lungo corso il cui curriculum, costellato di incarichi prestigiosi tra Europa, Cina, Medio Oriente e Stati Uniti, lo qualifica come un tecnico pragmatico e un fine conoscitore delle dinamiche economiche globali. La sua figura, tuttavia, non può essere scissa da quel “filo che torna e s’annoda” nella recente storia dei rapporti italo-russi. Secondo le ricostruzioni, fu infatti tra gli organizzatori della missione a Mosca nel 2018 che ruotò attorno all’hotel Metropol, un episodio che, in un contesto geopolitico radicalmente mutato dopo l’invasione dell’Ucraina, acquisisce oggi un’inedita risonanza.
Il suo insediamento presso la sede diplomatica più delicata e simbolica, crocevia obbligato della nostra postura internazionale, coincide con un altro movimento di peso alla Farnesina. Cecilia Piccioni, che dallo scorso luglio guidava l’ambasciata moscovita, fa ritorno a Roma per assumere la guida della Direzione generale per gli affari politici (Dgap); un incarico di primissimo piano che, con la nuova riforma del ministero, le conferisce anche il ruolo di vicesegretario generale, rendendola la prima donna a ricoprire tale posizione.




