Energia, investimenti e commercio globale: Beltrame Giacomello lancia l’allarme per l’industria italiana
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Redazione Economia
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L’industria italiana si trova oggi a fare i conti con una triplice sfida – energia, investimenti e commercio globale – che, nell’analisi di Barbara Beltrame Giacomello, non può essere affrontata in modo frammentario. La presidente di Confindustria Vicenza, in un passaggio ripreso con forza anche dal presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, parla apertamente di “rischio sistemico”, sottolineando come ciascuno di questi tre fattori, interagendo con gli altri, rischi di innescare un circolo vizioso capace di compromettere la tenuta del sistema produttivo. Il caro energia, in particolare, non rappresenta più una congiuntura temporanea ma una vera e propria emergenza strutturale, aggravata dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dalla conseguente impennata dei prezzi di gas e petrolio, un’impennata che, come dimostrano i rincari registrati nel settore agricolo, sta già trasmettendo i suoi effetti a cascata lungo tutte le filiere.
Se il costo dell’energia rappresenta il problema più immediato, a complicare ulteriormente il quadro sono le incertezze che gravano sugli scambi internazionali e sui flussi di investimento. Lo scenario globale, dominato da tensioni commerciali e da una crescente frammentazione, espone l’export italiano – specie in territori ad alta vocazione manifatturiera come Vicenza – a una volatilità che rischia di frenare la ripresa. Beltrame Giacomello lo ha ribadito con chiarezza: il rallentamento della domanda, specie in alcuni comparti, si somma all’aumento dei costi e a una nuova instabilità logistica, generando un mix esplosivo per la competitività. E se l’export vicentino ha mostrato una sostanziale tenuta nel 2025, la presidente avverte che sarebbe un errore accontentarsi: il vero nodo è preservare la capacità di investire in un contesto che non concede tregua.
A ciò si aggiunge, come un ulteriore elemento di pressione, il quadro macroeconomico delineato dall’Ocse, che ha rivisto al ribasso le stime di crescita per l’Italia. Il Pil del 2026 è atteso a un esiguo +0,4%, tre decimi in meno rispetto alle previsioni precedenti, mentre l’inflazione è destinata a risalire al 2,4%. Un dato, quest’ultimo, che risente in larga misura proprio delle tensioni sul fronte energetico, capaci di erodere il potere d’acquisto delle famiglie e di comprimere ulteriormente i margini delle imprese. L’Ocse stessa ha messo in guardia, sottolineando come un eventuale prolungamento del conflitto in Medio Oriente e la conseguente interruzione delle rotte commerciali nello Stretto di Hormuz possano rappresentare un duro banco di prova per l’economia globale, con ripercussioni particolarmente severe per i paesi importatori di energia.
Di fronte a questo scenario, la richiesta di Beltrame Giacomello al governo si fa pressante e circostanziata. “Non dico una settimana, ma al massimo due”, ha affermato, riferendosi ai tempi per mettere in campo interventi concreti, pena il rischio concreto di scivolare in recessione. Un’urgenza dettata non solo dalla contingenza, ma dalla consapevolezza che i ritardi, anche di poche settimane, possono tradursi in un danno irreparabile per la capacità produttiva. Il primo punto all’ordine del giorno è la sospensione immediata del sistema Ets (Emission Trading System), ritenuto ormai un moltiplicatore di costi insostenibile in una fase in cui l’Europa dovrebbe invece rafforzare la propria base industriale, non indebolirla con un aggravio regolatorio pensato in un contesto economico completamente diverso.
Il nodo degli investimenti e il paradosso dell’iperammortamento
Parallelamente all’emergenza energetica, Beltrame Giacomello solleva una questione cruciale per il futuro dell’industria: quella degli investimenti, in particolare legati alla transizione tecnologica 4.0. La presidente di Confindustria Vicenza denuncia un paradosso evidente: mentre le imprese sono chiamate a decidere in un clima di altissima incertezza, le misure che dovrebbero incentivare l’innovazione, come l’iperammortamento, restano bloccate in attesa dei decreti attuativi. Una situazione, questa, che rischia di trasformare una potenziale leva di crescita in un freno, alimentando uno stallo che si autoalimenta e allontana le decisioni di investimento. “Le imprese non chiedono sussidi al buio”, ha ribadito Beltrame Giacomello, “chiedono una disciplina semplice, applicabile, non esposta a interpretazioni mutevoli o a contestazioni future”. La certezza delle regole, in altre parole, è oggi la priorità assoluta per trasformare le intenzioni in produttività, innovazione e occupazione.
La cornice europea e le incognite geopolitiche
A rendere ancora più intricato il quadro, infine, è la dimensione internazionale, con l’Unione europea chiamata a una prova di coesione e di capacità decisionale. La richiesta di sospendere l’Ets si accompagna, nelle parole della presidente di Confindustria Vicenza, a un appello più ampio: quello di dotarsi di strumenti straordinari, come un nuovo temporary framework sugli aiuti di Stato, per affrontare una fase che di ordinario ha ben poco. Un’esigenza, questa, condivisa anche a livello politico regionale, con il presidente del Veneto Alberto Stefani che parla esplicitamente di “cambio di passo deciso a livello europeo” e di necessità di sospendere il Patto di stabilità, così come avvenuto durante la pandemia, per mettere al centro la salvaguardia del tessuto produttivo. Il tutto mentre sullo sfondo si muovono le grandi potenze: gli Stati Uniti, con il presidente Trump che ha ripreso il suo ruolo alla Casa Bianca, hanno già iniziato a muoversi per proteggere la propria economia, intervenendo sul mercato energetico interno e condizionando l’accesso al proprio GNL per l’Europa all’approvazione di accordi commerciali favorevoli.
Un sistema sotto pressione tra ritardi interni e shock esterni
L’analisi di Beltrame Giacomello tratteggia dunque un’industria italiana che, pur avendo dimostrato in passato una straordinaria capacità di resilienza, si trova oggi esposta a un combinato disastroso di fattori. Da un lato, gli shock esterni – guerre, crisi energetiche, instabilità delle rotte commerciali – che arrivano in rapida successione e con intensità crescente; dall’altro, i ritardi interni – la lentezza nella definizione delle regole sugli investimenti, la farraginosità burocratica, la mancata attuazione di misure già annunciate – che rischiano di vanificare gli sforzi delle imprese. “Se questo scenario dovesse prolungarsi”, ha avvertito la presidente, “alcune filiere energivore potrebbero trovarsi davanti a scelte molto difficili”. E l’impatto, in tal caso, non si misurerebbe solo sui conti economici delle singole aziende, ma sulla tenuta industriale di interi territori, sul lavoro e sulla coesione sociale. Per questo, la conclusione del suo intervento è un monito chiaro: “Noi abbiamo bisogno di tre cose: energia a costi sostenibili, regole certe sugli investimenti, un’Europa che difenda la competitività industriale. Se questi tre tasselli si muovono, le imprese faranno la loro parte. Se invece continuiamo a sommare shock esterni e ritardi interni, allora il rischio è che la tenuta mostrata fin qui non basti più”.




