Caro energia e crisi in Medio Oriente, l’economia italiana trema
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Redazione Economia
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L’escalation delle tensioni in Medio Oriente, con il conflitto che coinvolge l’Iran e il conseguente blocco navale nello Stretto di Hormuz – una delle vie d’acqua più strategiche al mondo per il transito del petrolio e delle merci – sta avendo ripercussioni immediate e preoccupanti sul sistema produttivo italiano, e a lanciare l’allarme sono le associazioni di categoria, dai commercianti agli industriali, che vedono aggravarsi una situazione già compromessa dal caro energia. Secondo un’analisi di Confcommercio, elaborata dall’Osservatorio Energia (OCEN), il rischio concreto di un deterioramento dei flussi energetici internazionali riporta il costo dell’elettricità e del gas tra le principali criticità per le imprese del terziario di mercato, le quali, nonostante un parziale calo dei prezzi all’ingrosso registrato nella prima metà del 2025, si trovano a fare i conti con bollette salatissime se paragonate all’era pre-pandemica.
I numeri, del resto, dipingono un quadro a tinte fosche: rispetto al 2019, considerato l’ultimo anno di normalità prima degli shock energetici, le imprese del settore pagano l’energia elettrica in media il 28,8% in più, mentre il costo del gas è schizzato del 70,4%, un incremento che nel confronto tra il quarto trimestre del 2025 e lo stesso periodo del 2019 raggiunge rispettivamente il +38,9% e il +52,6%. A pesare sulla bolletta elettrica, come spiega il rapporto, non è solo la componente energetica pura, che incide per circa il 60%, ma anche gli oneri generali di sistema, tornati a gravare per quasi un quinto del totale dopo la fine delle misure emergenziali, e questo penalizza in modo particolare gli alberghi di medie dimensioni, che arrivano a spendere oltre novemila euro al mese, i grandi negozi e i ristoranti, con il prezzo dell’energia all’ingrosso in Italia che rimane sensibilmente più alto rispetto a quello di Francia, Spagna e Germania.
Il grido d’allarme degli industriali e l’impatto sull’export agroalimentare
Se per il terziario il problema si traduce in bollette folli, per il settore industriale e agricolo si aggiunge l’incognita degli scambi commerciali, con il Medio Oriente che rappresenta uno sbocco cruciale per molte eccellenze del made in Italy. «In una fase eccezionale servono misure eccezionali», ha dichiarato Barbara Beltrame Giacomello, presidente di Confindustria Vicenza, nel commentare un contesto geopolitico che definisce senza mezzi termini eccezionale, evidenziando come l’impennata dei costi energetici, alimentata dal conflitto iraniano e dal blocco dello stretto di Hormuz, rischi di mettere in ginocchio interi comparti produttivi, soprattutto quelli energivori. Sulla stessa lunghezza d’onda Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, che esprime forte preoccupazione per gli effetti della crisi sul sistema delle piccole imprese, ricordando come il Piemonte sia la seconda regione in Italia per esposizione dell’export verso quell’area, con vendite per 2,6 miliardi di euro messe a repentaglio da un conflitto che, in pochi giorni, ha fatto balzare il prezzo del gas da 32 a 55,2 euro al megawattora, con conseguente impennata dell’elettricità.
Parallelamente, il comparto agroalimentare osserva con apprensione le notizie che arrivano dal Golfo Persico, dove navi cariche di prodotti italiani, in particolare mele, rischiano di rimanere bloccate o di vedere cancellate le consegne programmate. Ennio Magnani, presidente di Assomela, prova a gettare acqua sul fuoco di un settore comprensibilmente agitato, spiegando che a una settimana dall’inizio del conflitto il comparto melicolo italiano, abituato a districarsi tra crisi e instabilità geopolitiche, ha sostanzialmente retto l’urto, con le difficoltà nello Stretto di Hormuz che hanno lambito solo marginalmente le attività dei consorzi e i carichi che, ad oggi, continuano ad arrivare nei porti principali, risultati operativi. Tuttavia, la speranza di un rapido ridimensionamento del conflitto, espressa dallo stesso Magnani, si scontra con i dati forniti da Confagricoltura, secondo cui l’intero Medio Oriente vale oltre 151 milioni di euro per l’export ortofrutticolo italiano, con l’Arabia Saudita che rappresenta il terzo mercato di sbocco per le mele, e con circa il 40% del prodotto ancora stoccato in celle frigorifere in attesa di essere venduto.
Le ripercussioni sulla logistica e il caro-noli
Il blocco dello stretto di Hormuz, o anche solo la sua minaccia, non incide soltanto sul prezzo dell’energia, ma determina un immediato e significativo aumento dei costi di trasporto, con le compagnie di navigazione che modificano le rotte e le assicurazioni che rivedono al rialzo i premi per il rischio bellico. Le esportazioni italiane di mele, in particolare quelle provenienti dal Trentino-Alto Adige e dal Piemonte, risentono di questa nuova variabile, con la chiusura o la messa in discussione di porti chiave come quelli in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Kuwait e Qatar che costringono a ripensare la logistica e a cancellare ordini. Michele Ponso, presidente della Federazione nazionale frutticoltura di Confagricoltura, conferma che i problemi per la frutta, e per le mele in particolare, sono seri, con navi cariche di prodotto ferme che non possono raggiungere le loro destinazioni e un numero elevatissimo di disdette per le consegne future, in un momento in cui reindirizzare i flussi verso altri mercati, come quelli europei o sudamericani, già saturi di offerta, rischierebbe di provocare un crollo verticale dei prezzi.
A ciò si aggiunge la crisi del trasporto aereo per i prodotti più deperibili, come la cosiddetta IV gamma, le insalate lavate e pronte al consumo, che raggiungono i mercati del Golfo via cielo: gli ordini verso Dubai, in particolare, sarebbero già stati annullati a causa dell’indisponibilità di voli, un ulteriore colpo per un comparto che inizia a vedere i primi, concreti effetti di un conflitto che, partendo da lontano, si abbatte con violenza sulla quotidianità delle imprese italiane, costringendole a confrontarsi con una doppia emergenza, energetica e commerciale.




