Stefano Beltrame, ambasciatore a Mosca, ha presentato le credenziali a Putin

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella cornice formale della Sala di Alessandro del Gran Palazzo del Cremlino, dove le pareti dorate hanno visto scorrere decenni di storia, il diplomatico veronese Stefano Beltrame ha ufficialmente assunto il suo incarico di ambasciatore d’Italia nella Federazione Russa. La cerimonia di presentazione delle lettere credenziali, alla quale hanno preso parte anche altri rappresentanti diplomatici, si è svolta alla presenza del presidente russo Vladimir Putin, in un rituale che, al di là del protocollo, sancisce l’inizio di un mandato complesso in un momento di relazioni tese. Beltrame, nato nel 1960 ed entrato in carriera diplomatica nel 1991, giunge a Mosca dopo aver prestato servizio, dal 2018, come consigliere diplomatico del ministro dell’Interno, succedendo a Cecilia Piccioni, la quale aveva aperto la stora come prima donna a ricoprire quel ruolo ed è ora rientrata alla Farnesina in una posizione dirigenziale di alto livello.

Un dialogo su binari difficili

Le parole scambiate durante l’incontro, sebbene inevitabilmente improntate alla formalità, non hanno potuto eludere la realtà dei fatti, che il presidente Putin ha sintetizzato affermando come “lo stato attuale delle relazioni tra Russia e Italia lasci molto a desiderare”. Una valutazione che, nella sua essenza, fotografa la distanza creatasi dopo l’invasione dell’Ucraina e le conseguenti sanzioni occidentali, alle quali l’Italia ha aderito. La replica del ministro degli Esteri Antonio Tajani è giunta in serata, chiarendo la posizione italiana: il deterioramento dei rapporti, secondo quanto dichiarato, dipende dalla chiara presa di posizione di Roma, che ha definito l’azione militare russa un atto illegittimo e un’aggressione alla libertà degli ucraini, pur ribadendo che l’Italia non si considera in guerra con la Russia ma fermamente schierata a difesa del diritto internazionale.

I segnali dal Cremlino e gli altri tavoli

Proprio in queste ore, mentre Beltrame iniziava il suo incarico, il Cremlino era impegnato su altri fronti caldi della diplomazia internazionale, con telefonate del presidente Putin al premier israeliano e al presidente iraniano per discutere della “molto tesa” situazione in Medio Oriente. Mosca, dal canto suo, si è detta disponibile a un “dialogo costruttivo” e a proseguire gli “sforzi per la de-escalation” in quella regione. In questo contesto, il portavoce del Cremlino ha voluto aggiungere un elemento di lettura riguardo all’Europa, affermando che da Roma, come da Parigi e Berlino, sono stati recepiti segnali sulla necessità di un dialogo con la Russia, cosa che viene valutata come un’evoluzione positiva. Si tratta di dichiarazioni che, pur nella loro genericità, indicano una possibile – seppur impervia – via di comunicazione.

La sfida del nuovo ambasciatore

Il compito che attende Stefano Beltrame si delinea, dunque, con contorni precisi e sfumature delicate, dove la gestione di una relazione bilaterale logorata da eventi di portata storica dovrà coniugarsi con la ferma difesa delle posizioni del governo italiano e con la ricerca di spazi di interlocuzione laddove gli interessi nazionali, o la gestione di crisi regionali, lo richiedano. Un lavoro che si svolgerà non solo nei saloni delle rappresentanze, ma anche nell’osservazione attenta degli sviluppi giudiziari internazionali e nelle intricate dinamiche di una scena globale dove Mosca rimane un attore centrale, sebbene isolato su molti fronti. La sua esperienza maturata negli anni, anche a contatto con le delicate questioni di sicurezza interna durante il periodo al Viminale, costituirà un bagaglio cruciale per navigare in acque la cui temperatura, oggi, è ben lontana dall’essere mite.

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