Beltrame, il veronese già consigliere di Zaia, è il nuovo ambasciatore a Mosca
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Redazione Interno
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Un incarico di assoluto rilievo, in un momento storico di grande tensione internazionale, è stato affidato a Stefano Beltrame, il diplomatico veronese di 64 anni designato ieri, giovedì 28 agosto, dal governo come nuovo ambasciatore italiano nella Federazione Russa. La scelta, ratificata in Consiglio dei ministri su proposta del ministro degli Esteri Antonio Tajani, arriva in un contesto geopolitico estremamente complesso, dove Mosca è al centro dell’attenzione globale. Beltrame, che vanta un curriculum di prestigio con esperienze in Cina, Medio Oriente, Europa e Stati Uniti, subentra a Cecilia Piccioni, la quale, dopo aver guidato la missione diplomatica a Mosca dallo scorso luglio, fa ora ritorno a Roma per assumere un incarico di altissimo livello: la guida della Direzione generale per gli affari politici, diventando la prima donna a ricoprire questo ruolo e, in virtù della nuova riforma, anche vicesegretario generale.
La nomina di Beltrame, che nel corso della sua carriera è stato un consulente molto ascoltato in ambienti leghisti – avendo lavorato sia per il presidente del Veneto Luca Zaia che per il leader della Lega Matteo Salvini –, viene letta dagli osservatori come una mossa pragmatica. Il suo profilo di esperto economista, infatti, sembra rispondere a un’esigenza di concretezza nei rapporti, sebbene estremamente complicati, con il Cremlino. Proprio il presidente Zaia, commentando la notizia, ha espresso “orgoglio” per un veneto che, a suo dire, “saprà rappresentare l’Italia con equilibrio e autorevolezza in una sede tanto strategica”.
L’avvicendamento alla Farnesina, tuttavia, non manca di suscitare reazioni e interpretazioni sull’indirizzo della politica estera italiana. L’esecutivo, mentre a Rimini si professava fedele atlantista, sceglie per una delle sedi più delicate un professionista benvoluto in quegli ambienti politici che hanno storicamente mantenuto un canale di dialogo con Mosca. Una scelta che alcuni definiscono come un “valzer” calibrato, mentre altri la interpretano come un segnale ambiguo in un momento in cui la coesione occidentale è fondamentale.




