L’hockey Usa conquista l’oro dell’orgoglio Maga: beffato il Canada, rivale a 360 gradi
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Redazione Sport
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A 46 anni esatti dal «miracolo sul ghiaccio» di Lake Placid, quando una squadra di ragazzi batté l’imbattibile Unione Sovietica, la nazionale maschile di hockey degli Stati Uniti è tornata sul tetto olimpico. La finale di Milano-Cortina 2026, giocata al Santagiulia Arena di Milano, ha regalato un’altra pagina di storia: 2-1 per gli americani contro il Canada, con il gol decisivo segnato al supplementare da Jack Hughes, stella dei New Jersey Devils. Un trionfo che profuma di rivalsa politica e sportiva, considerando che il Canada non solo è il rivale storico di questo sport, ma anche il bersaglio preferito delle provocazioni del presidente Donald Trump. Il capo della Casa Bianca, del resto, non ha perso tempo: su Truth Social ha scritto «Che partita!», mentre l’account ufficiale della presidenza ha postato un’immagine inequivocabile, un’aquila calva che immobilizza un’oca canadese sul ghiaccio -3. Quell’immagine era la risposta a un vecchio messaggio dell’ex premier canadese Justin Trudeau, che nel febbraio del 2025, dopo una vittoria canadese in un altro torneo, aveva scritto: «Non puoi portarci via il nostro Paese e non puoi portarci via il nostro gioco».
La partita è stata tesa e spettacolare, come ci si aspetta da una supersfida tra le due potenze nordamericane. Il primo tempo si era chiuso sul vantaggio a stelle e strisce grazie a Matt Boldy, abile a infilare il disco dopo una serpentina in area canadese. Il pareggio è arrivato a ridosso del secondo intervallo, con una conclusione potente di Cale Makar che ha battuto il portiere americano Connor Hellebuyck. Ed è proprio Hellebuyck, assieme a Hughes, il grande eroe della serata: il portiere ha compiuto quaranta salvezze, tenendo gli Stati Uniti in partita nei momenti di maggiore pressione canadese e mantenendo imbattuta la propria porta in inferiorità numerica per tutto il torneo -2. Quando mancava poco alla fine del terzo periodo, Sam Bennet ha colpito al volto Jack Hughes con un colpo proibito, mandandolo al tappeto e facendogli saltare due denti. Dopo qualche minuto di sangue sul ghiaccio e la panchina canadese costretta a difendersi in quattro minuti di penalità, il match è scivolato ai supplementari. Lì, in tre contro tre, Hughes ha ricevuto un passaggio di Zach Werenski e non ha sbagliato, scatenando la festa americana e regalando agli Stati Uniti il primo oro maschile nell’hockey dopo quarantasei anni -1.
L’ultimo respiro dei Giochi tra fondo e bob
Mentre il pubblico esplodeva per l’hockey, altrove si consumavano le ultime gare di questa Olimpiade italiana. La giornata conclusiva non ha regalato medaglie agli azzurri, che pure chiudono questi Giochi con un bottino storico di trenta medaglie, di cui dieci d’oro, e un quarto posto nel medagliere complessivo. L’ultima speranza di un podio nella domenica finale era riposta nel bob a quattro pilotato da Patrick Baumgartner, con Lorenzo Bilotti, Eric Fantazzini e Robert Mircea. L’equipaggio azzurro ha spinto forte e condotto delle buone manche, ma alla fine si è dovuto accontentare del quinto posto, migliorando le prestazioni ma restando lontano dalle medaglie -5. Sulle nevi di Tesero, intanto, Anna Comarella chiudeva la sua Olimpiade con un sedicesimo posto nella massacrale cinquanta chilometri di fondo a tecnica classica, vinta dalla svedese Ebba Andersson davanti alla norvegese Heidi Weng e alla svizzera Nadja Kälin -9. Per Comarella, così come per tutto il pubblico di casa, è stato l’ultimo saluto a una rassegna che ha visto l’Italia protagonista, con immagini destinate a restare impresse a lungo.
Lo sfottò social della Casa Bianca e il peso della politica
La rivalità tra Stati Uniti e Canada, in quest’edizione dei Giochi, ha travalicato i confini del palazzetto per diventare un capitolo a sé della cronaca politica. Le parole di Justin Trudeau di un anno fa, quando aveva rivendicato con orgoglio la vittoria canadese in un torneo professionistico, sono tornate prepotentemente d’attualità. La Casa Bianca, con il post dell’aquila che sovrasta l’oca, ha voluto chiudere il cerchio, trasformando una vittoria sportiva in un simbolo della supremazia americana voluta da Trump. Non è un dettaglio da poco: il presidente, che aveva accarezzato l’idea di presenziare a Milano-Cortina per poi rinunciare, ha seguito l’evento in diretta e non ha esitato a telefonare alla squadra per complimentarsi personalmente -7. L’eco di queste tensioni si è sentita anche sugli spalti, dove le due tifoserie si sono sfidate a colpi di cori, restituendo l’immagine di un derby che non è mai solo sport.
Il sacrificio di Hughes e l’omaggio a Gaudreau
Dopo il delirio per il gol, l’immagine più potente rimane quella di Jack Hughes che festeggia con la maglietta insanguinata e il sorriso sdentato. Un simbolo di sacrificio che il giocatore ha voluto condividere subito dopo la gara: «Ho guardato il ghiaccio e ho visto i miei denti, ma non importa, amo i miei compagni e amo il mio paese», ha dichiarato a caldo -1. I giocatori americani, nel tripudio, hanno anche ricordato Johnny Gaudreau, l’ex stella della nazionale scomparsa tragicamente nell’estate del 2024 assieme al fratello. Sventolando una maglia con il suo numero 13, gli americani hanno voluto portare con sé il suo spirito sul gradino più alto del podio -10.




