Tajani chiude a Schröder: «Il negoziatore per l’Ucraina lo sceglie l’Europa»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
«Il negoziatore lo sceglie l’Europa». Con questa frase, pronunciata a Bruxelles dove si trovava per un consiglio informale con i colleghi, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha messo un punto fermo sulla tentata ingerenza russa nella scelta della figura che siederà al tavolo delle trattative per la pace in Ucraina. L’occasione, quella di una pausa tra i lavori, è servita al vicepremier per ribadire un concetto che, nelle capitali europee, ormai circola sottotraccia: nessuno può permettersi di indicare dall’esterno chi rappresenterà i Ventisette in una negoziazione così delicata.
Vladimir Putin, come si è appreso da fonti diplomatiche, aveva avanzato il nome dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, figura da tempo invisa alla maggior parte dei governi europei proprio per i suoi rapporti – mai interrotti – con il colosso energetico russo e con lo stesso Cremlino. Ma Tajani, che in questa fase sta coordinando la posizione italiana insieme ad altri grandi Paesi fondatori, ha voluto essere chiaro: non solo la proposta non è stata presa in considerazione, ma l’intero processo di designazione verrà gestito in maniera collegiale.
La sovranità europea passa dalla scelta del proprio rappresentante
«Sarà scelto collegialmente dai Paesi europei», ha sottolineato il titolare della Farnesina, introducendo un elemento di metodo destinato a pesare nelle prossime settimane. L’Europa, in altre parole, non intende farsi dettare l’agenda da Mosca, nemmeno quando si parla di pace. E qui entra in gioco un aspetto tecnico, ma decisivo: le sanzioni. Come ha ricordato lo stesso ministro, l’Unione Europea ha imposto alla Russia una serie di misure restrittive; per revocarle, nell’eventualità di un cessate il fuoco o di un accordo, sarà necessaria una delibera formale che coinvolge Commissione, Consiglio e Stati membri. Di conseguenza, escludere l’Europa dal negoziato equivarrebbe a privare il tavolo di chi ha in mano la leva più concreta per garantire l’attuazione di eventuali intese.
Un negoziatore ancora da individuare, ma il metodo è già in discussione
Il tempo, va detto, non è ancora maturo per sedersi a parlare di pace: i combattimenti in Ucraina continuano, e le rispettive posizioni sul campo restano distanti. Tuttavia, l’Unione Europea si sta preparando. Nel corso dell’ultima riunione del Consiglio Esteri, sono già emerse le prime ipotesi sul nome del possibile rappresentante. Si è parlato del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, oppure dell’Alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas. Entrambe le candidature, al momento, restano sul tavolo senza che sia stato preso alcun impegno vincolante. Quel che è certo, ha ribadito Tajani, è che la decisione spetterà ai Ventisette in seduta comune, senza che alcun leader straniero – per quanto influente – possa imporre la propria “pista”.
Dalla designazione alla revoca delle sanzioni: il ragionamento di Tajani
Il discorso del ministro, ascoltato con attenzione dai colleghi europei, ha toccato anche un altro punto nevralgico: la credibilità stessa dell’Unione come attore geopolitico. Se l’Europa dovesse accettare un negoziatore proposto da Mosca, verrebbe meno uno dei principi fondamentali su cui si regge la politica estera comune. «Avendo imposto le sanzioni alla Russia – ha detto Tajani – per revocarle in caso di fine della guerra serve l’intervento dell’Unione Europea». Un’affermazione che, nella sua apparente semplicità, contiene l’intero cortocircuito della proposta di Putin: affidare a Schröder il compito di mediare significherebbe consegnare a un uomo legato al Cremlino la chiave di volta di un eventuale accordo, con il rischio concreto che le condizioni di pace vengano definite senza che Bruxelles possa difendere i propri interessi.
La partita, insomma, è appena iniziata. Ma il messaggio di Tajani, chiaro e diretto, ha già fissato un paletto che gli altri Ventisei difficilmente ignoreranno. L’Europa c’è, e intende farsi sentire.




