Ucraina, l’Ue mette un veto chiaro a Putin su Schröder: il negoziatore lo sceglie l’Europa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La replica di Bruxelles arriva secca, quasi gelida, e non lascia spazio a interpretazioni proprio mentre il Cremlino sembra voler dettare le regole del gioco. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto al termine del Consiglio Affari esteri nella capitale belga, ha sostanzialmente smontato la prossimità di Vladimir Putin, quella che indicava nell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder la figura ideale per sedersi al tavolo delle trattative. "Il negoziatore lo sceglie l'Europa", ha tagliato corto il vicepremier, ribadendo un principio che per l’Unione appare dirimente: la sovranità decisionale in materia di pace e sicurezza non può essere delegata o, peggio ancora, subita da Mosca. Una presa di posizione, questa, che mira a ristabilire un ordine gerarchico chiaro nei futuri dialoghi, laddove l’Ue non intende farsi trovare impreparata o divisa.

L’autonomia come vincolo, il collegialità come metodo

La proposta di Putin, lanciata nei giorni scorsi quasi fosse un suggerimento disinteressato, si è infratta contro un muro di compattezza diplomatica. Tajani ha infatti sottolineato come eventuali colloqui non possano prescindere da una scelta collegiale dei Ventisette, un meccanismo che di fatto esclude a priori l'ipotesi Schröder. Quest'ultimo, ormai da anni lontano dai fasti della politica tedesca (quelli che lo videro alla guida del governo tra il 1998 e il 2005), è stato accolto con sufficienza non solo dall'Italia. Nell’aula del Consiglio, la sua candidatura è stata bollata come inopportuna proprio a causa dei suoi strettissimi legami con il colosso energetico russo Rosneft e con Gazprom; legami che, secondo diverse fonti diplomatiche, ne minerebbero ogni credibilità di mediatore imparziale. L’asse franco-tedesco, pur con qualche distinguo interno, non ha opposto resistenza a questa linea dura, preferendo seguire l’indicazione di chi, come Tajani, invoca un rappresentante «di alto profilo» ma scevro da conflitti d’interesse con Mosca.

La partita delle sanzioni e il ruolo chiave di Bruxelles

C’è poi un secondo livello della partita, forse ancora più spinoso di quello bellico, che riguarda il futuro delle misure restrittive. "Avendo imposto le sanzioni alla Russia, per toglierle – ha spiegato Tajani ai cronisti – serve l'intervento dell'Unione Europea". Un passaggio, questo, di importanza vitale che riscrive le reali gerarchie di potere nel caso in cui si arrivasse a un cessate il fuoco. L’Europa, nelle parole del ministro, non intende farsi scavalcare da un eventuale accordo bilaterale tra Washington e Mosca; chi siede al tavolo di pace deve avere la legittimazione politica per sciogliere il nodo delle sanzioni, che rappresentano l’arma economica più potente a disposizione dell’Occidente. Chi avrà il compito di negoziare dovrà dunque portare con sé questa consapevolezza, gestendo un pacchetto di misure la cui revoca (anche solo parziale) dipende esclusivamente dalla volontà collegiale degli Stati membri, non da un incontro tra presidenti.

Nessuna fiducia in Mosca, la figura dell’ex cancelliere è divisiva

A ribadire la freddezza europea ci ha pensato l’Alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, la quale ha descritto con disarmante realismo la natura del fronte russo. “La Russia non sta negoziando in buona fede”, è stata la sua diagnosi a margine dei lavori, mentre l’Ue si rassegna al fatto che per arrivare a un tavolo è necessario un mediatore. Ma non nelle forme volute dal Cremlino, però. Schröder, nella visione di Kallas, sarebbe semplicemente "un lobbista di alto livello" delle aziende statali russe, una figura quindi destinata a "sedere su entrambi i lati del tavolo". Un paradosso, questo, che spiega perché la sua candidatura sia stata affondata senza nemmeno troppi giri di parole. In attesa che i tempi maturino (e il momento per discutere la pace, ammettono tutti a Bruxelles, è ancora lontano), l’Unione ha iniziato a sondare il terreno per una propria rappresentanza: si fanno i nomi di Antonio Costa, attuale presidente del Consiglio europeo, o magari della stessa Kallas; ma si tratta solo di prime ipotesi, tutte da verificare, in un cantiere diplomatico che procede a rilento, ostaggio della diffidenza reciproca e delle macerie lasciate sul campo dal conflitto.

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