Tajani chiude a Schroeder: “Il negoziatore lo sceglie l’Europa”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’ipotesi, avanzata da Vladimir Putin al termine di una celebrazione in forma ridotta per il Giorno della vittoria – quella ricorrenza con cui la Russia ricorda la sconfitta del nazifascismo – di vedere l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder sedersi al tavolo come mediatore per la pace in Ucraina, ha trovato in poche ore una replica netta e istituzionale. A pronunciarla, da Bruxelles, è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il quale ha rivendicato con parole precise la prerogativa europea in ogni futura trattativa. “Il negoziatore lo sceglie l’Europa”, ha dichiarato il vicepremier, chiarendo che non sarà Mosca a indicare chi debba parlare a nome del Vecchio Continente. Una presa di posizione, la sua, che non lascia spazio ad ambiguità: la scelta, semmai, sarà collegiale e spetterà ai Paesi membri, nessuno escluso.

Il nodo delle sanzioni e il ruolo dell’Unione

Ma c’è un altro elemento, forse ancor più sostanziale, a sostenere la fermezza di Tajani. Il ministro ha ricordato, quasi in forma di avvertimento implicito, che l’Unione Europea non solo ha il diritto di essere parte attiva del negoziato, ma ne ha anche la necessità pratica. “Avendo imposto le sanzioni alla Russia – ha sottolineato – per revocarle, in caso di fine della guerra, serve l’intervento dell’Ue”. Un passaggio, questo, che lega indissolubilmente la diplomazia alla dimensione giuridica ed economica: senza il consenso della Commissione, del Consiglio e degli Stati membri, nessuna misura restrittiva potrà essere ritirata. Di fatto, Tajani ha messo in guardia da qualsiasi tentativo di trattativa bilaterale che escluda Bruxelles, perché proprio lì risiede la leva per eventuali aperture future.

Tregua violata e nuovi colloqui in vista

Nel frattempo, sul terreno – nonostante l’annuncio di una sospensione delle ostilità tra il 9 e l’11 maggio, dichiarata dal presidente americano Donald Trump e poi confermata tanto da Mosca quanto da Kiev – i fatti raccontano una realtà diversa. Diversi governatori di regioni ucraine hanno denunciato attacchi e violazioni della tregua, con almeno nove feriti a causa dei bombardamenti russi. Una situazione, questa, che rende ancora più complesso qualsiasi tentativo di avvicinamento. Eppure, il Cremlino ha fatto sapere che gli inviati statunitensi – Witkoff e Kushner – saranno presto attesi a Mosca per nuovi colloqui. Un segnale, quello russo, di un canale aperto con Washington, mentre l’Europa guarda con prudenza.

La freddezza di Berlino e la strategia italiana

Proprio su Schroeder, del resto, la reazione più gelida è arrivata da Berlino, dove l’ex cancelliere – legato da anni a interessi energetici russi – viene visto come una figura quanto meno controversa. La sua candidatura, avanzata pubblicamente da Putin, non ha raccolto consensi né in Germania né negli altri capoluoghi europei. E qui si innesta la posizione italiana, delineata da Tajani non solo per l’Ucraina ma più in generale per i fronti di crisi internazionale. “È fondamentale che l’Unione Europea sia parte attiva del negoziato”, ha ribadito il ministro, evitando di entrare nel merito di nomi propri ma insistendo sul metodo: nessuna scelta unilaterale, nessun mediatore imposto dall’esterno. La partita, insomma, si gioca sulla collegialità, e l’Italia – da Bruxelles – ha già messo le sue carte in tavola.

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