L'Italbasket femminile parte con il piglio giusto: Porto Rico travolto 78-41, Verona e compagne già proiettate sulla Nuova Zelanda
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Redazione Sport
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Preoccupazioni, quelle sì, legittime, per un esordio in casa della padrona di casa e in un impianto pur capiente ma dagli spalti fin troppo silenziosi; timori, però, che il parquet del Choliseo di San Juan ha spazzato via in pochi minuti. La Nazionale femminile di basket, guidata da Andrea Capobianco, ha inaugurato il torneo di qualificazione alla Fiba Women’s World Cup 2026 (in programma a Berlino dal 4 al 13 settembre) con una prestazione autoritaria, liquidando Porto Rico con un netto 78. Una vittoria che vale molto più del punteggio, perché costruita su una difesa asfissiante e un attacco lucido, capace di innestare il pilota automatico già dopo i primi due quarti, chiusi sul rassicurante 45. A dispetto di un ranking Fiba che voleva le portoricane leggermente avanti, le Azzurre hanno dettato legge in ogni fondamentale: dal dominio a rimbalzo – 43 a 39 il computo finale – alla circolazione di palla, con 23 assist a referto che profetizzano un basket corale e di sostanza.
Verona sugli scudi, ma è una sinfonia corale: in doppia cifra in quattro
Se c’è chi cerca una leader, l’ha trovata in Costanza Verona. La playmaker, classe 1999, ha disputato una partita semplicemente sontuosa, firmando 16 punti in soli 14 minuti di gioco, conditi da una regia ispiratissima che ha imbrigliato le velleità caraibiche. Accanto a lei, a formare un quintetto diffuso e pericoloso su più fronti, si sono distinte Sara Madera (13 punti), Laura Spreafico (11) e Cecilia Zandalasini (10), quest'ultima autentica scintilla nei primi minuti di gioco quando, insieme a Keys, ha confezionato il primo allungo significativo sul 13. E quando Zandalasini e le compagne hanno alzato il ritmo, per Porto Rico non c’è stata storia: il +31 toccato nel terzo periodo, grazie anche alle due triple consecutive di capitan Spreafico, ha spento definitivamente l’entusiasmo del pubblico di casa, consegnando all’Italia una serata di assoluto dominio. L’unica nota leggermente stonata, in una sinfonia pressoché perfetta, è arrivata dalla lunetta con un preoccupante 1/6 nei tiri liberi, dettaglio su cui Capobianco e il suo staff lavoreranno in vista dei prossimi impegni.
La testa corre già al secondo atto: con la Nuova Zelanda per un altro passo verso Berlino
Archiviata con meritatissimi applausi la pratica portoricana, la concentrazione dello staff tecnico e delle ragazze si è immediatamente spostata sul prossimo ostacolo. Questa sera, alle 22.00 ora italiana, le Azzurre torneranno sul parquet per affrontare la Nuova Zelanda, un avversario sulla carta abbordabile ma mai da sottovalutare, soprattutto dopo aver visto le neozelandesi incassare 99 punti dalla Spagna nella gara d’esordio. I precedenti sorridono all’Italia, forte di tre vittorie in tre confronti diretti, l’ultimo dei quali in amichevole nel lontano 2006. Obiettivo dichiarato è centrare il secondo successo consecutivo per mettere una seria ipoteca sulla qualificazione al Mondiale, un traguardo che manca da 32 anni e che il gruppo di Capobianco – forte del bronzo europeo del 2025 – vuole assolutamente riconquistare. L’atteggiamento, come sottolineato dallo stesso commissario tecnico, è quello giusto: "Le ragazze sono state eccezionali – ha spiegato Capobianco –, hanno interpretato alla perfezione il piano partita, facendo della difesa il nostro marchio di fabbrica".
Un girone di ferro e la gestione delle energie: l'Italia ci prova
La strada per Berlino, è bene ricordarlo, è ancora lunga e irta di ostacoli. Il girone B di San Juan, oltre a Porto Rico e Nuova Zelanda, annovera corazzate del calibro di Stati Uniti (già qualificati d'ufficio in quanto campioni continentali) e Spagna, senza dimenticare il Senegal. Per strappare il pass per il Mondiale, l’Italia dovrà centrare uno dei primi tre posti del raggruppamento, un’impresa alla portata di questo gruppo se saprà confermare la solidità mostrata all’esordio. La gestione delle energie, in un torneo così concentrato, sarà fondamentale: per questo motivo, una volta chiusa la pratica portoricana con un margine così ampio, Capobianco ha potuto ruotare le proprie giocatrici, dando fiato alle titolari e minutaggio prezioso a chi solitamente parte dalla panchina. Un lusso che in una maratona di cinque partite in sette giorni può fare la differenza, consentendo a tutte di arrivare agli spareggi decisivi nelle migliori condizioni possibili. La vittoria contro Porto Rico, insomma, non è solo un bel biglietto da visita, ma un primo, concreto mattoncino verso un sogno chiamato Mondiale.




