Il derby, i chiarimenti del Var e la posizione dell’Aia: “Il braccio di Ricci non era da rigore”
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Redazione Sport
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La stracittadina milanese, vinta dal Milan con un guizzo di Pervis Estupiñán, continua a tenere banco non tanto per la prestazione delle due squadre — sebbene quella rossonera sia apparsa solida e cinica — quanto per una serie di episodi arbitrali che, come spesso accade in queste gare, hanno infiammato il dibattito post-partita. L’attenzione, in particolare, si è concentrata su due momenti specifici del secondo tempo: la rete annullata a Carlos Augusto e, soprattutto, il mancato calcio di rigore per un tocco di braccio in area del centrocampista del Milan, Samuele Ricci. A fare chiarezza, o quantomeno a fornire la versione ufficiale, ci ha pensato la trasmissione Open Var, dove Mauro Tonolini, componente del Can, ha analizzato nel dettaglio le decisioni del direttore di gara Daniele Doveri, ricevendo la piena spinta dell’Associazione Italiana Arbitri.
Proprio sull’episodio del recupero, quello che ha scatenato le proteste più vibranti della panchina nerazzurra, la posizione dell’Aia è apparsa granitica e priva di tentennamenti. “Episodio valutato correttamente in campo dall’arbitro Doveri”, ha esordito Tonolini, cercando di spegnere sul nascere qualsiasi polemica. Il dirigente ha spiegato come, a suo avviso, il braccio di Ricci rimanesse nella cosiddetta “sagoma” del, un movimento naturale e per di più in ritrazione, con l’arto che accennava addirittura un gesto per “togliere” via il corpo dalla traiettoria del pallone. Un’interpretazione, questa, suffragata anche dagli audio della sala Var, nei quali si sente Doveri stesso ripetere con decisione ai giocatori dell’Inter, tra cui un insistente Francesco Pio Esposito, un perentorio “Niente, niente! Già controllato”. La convinzione del direttore di gara, insomma, era tale da non richiedere nemmeno una revisione al monitor.
La disamina dell’episodio, tuttavia, non si è fermata alla sola dinamica istantanea. Tonolini ha voluto offrire una spiegazione più approfondita, quasi didattica, per giustificare la scelta e sottolineare la differenza sottile che intercorre tra un tocco punibile e uno che non lo è. “Aggiungo”, ha proseguito l’esperto, “che se il pallone non avesse battuto sul braccio di Ricci, il suo percorso naturale l’avrebbe portato a finire dritto sul petto del giocatore”. Una considerazione, questa, che serve a inquadrare la posizione del centrocampista come assolutamente lecita e non volta ad ampliare volontariamente la superficie d’impatto. Per avvalorare ulteriormente la tesi della correttezza, è stato anche citato un precedente specifico, ovvero un analogo tocco di mano di Denzel Dumfries in Napoli-Inter della stagione precedente, situazione in cui, allo stesso modo, non si ritenne di dover concedere il tiro dagli undici metri per via della posizione naturale del braccio.




