Marcello Fois vince il Premio Campiello 2026 e dedica il trionfo a Michela Murgia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Marcello Fois ha vinto la 64ª edizione del Premio Campiello con il romanzo L'immensa distrazione, edito da Einaudi. La proclamazione si è svolta per la prima volta nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia, dove lo scrittore sardo ha ottenuto 83 voti dalla Giuria dei Trecento Lettori Anonimi, superando di appena tre preferenze Alcide Pierantozzi, secondo con Lo sbilico e 80 voti.

Alle spalle dei due, Elena Varvello con La vita sempre si è fermata a 54 voti, Valeria Parrella con La ragazzina a 33, mentre Ermanno Cavazzoni con Storia di un'amicizia ha chiuso a 32.

La dedica a Michela Murgia e il ricordo di Pasolini

Subito dopo l'annuncio, Fois ha voluto ringraziare «una persona che non c'è più, ma per me c'è, che era una donna bellissima, tutt'altro che livorosa, molto resiliente, si chiamava Michela Murgia». Il giorno successivo, intervenendo sull'eredità intellettuale della scrittrice morta nel 2023, ha dichiarato: «Penso che Michela Murgia abbia riempito, e lo dico senza paura dell'enfasi, in questa nazione il vuoto lasciato da Pier Paolo Pasolini. Spero che qualcuno lo riempia».

Sulla polemica che nei mesi scorsi aveva coinvolto Michele Mari, vincitore del Premio Strega 2026, per le offese che lo scrittore avrebbe pronunciato nei confronti della Murgia, Fois ha tagliato corto: «I morti lasciamoli in pace. Michela credo sia stata una delle intellettuali più influenti di questo Paese. Se ancora oggi da morta, preoccupa, procura dibattiti, credo che questa cosa debba far pensare».

Il romanzo e il tema dell'istruzione

L'immensa distrazione racconta la storia di Ettore Manfredini, un uomo appena morto che, in pochi istanti, rivede l'intera sua esistenza. Nato da una famiglia povera, Manfredini non ha potuto studiare e proprio il trauma della mancata istruzione costituisce il nodo centrale del libro. Partito come aiutante in un mattatoio, diventa un imprenditore di successo, ma la sua scalata si intreccia con le tragedie del Novecento italiano, dagli anni del fascismo alle deportazioni.

Il romanzo attraversa quasi un secolo di storia, ambientato nella campagna emiliana, terra che Fois ha scelto di omaggiare dopo essersi trasferito a Bologna. «Il problema di questa nazione è l'istruzione», ha detto lo scrittore all'indomani della vittoria, spiegando che risolverlo significherebbe «avere persone con parole, con punti di vista, con senso critico».

Le radici sarde e il legame con Grazia Deledda

Classe 1960, Fois è nato a Nuoro a poche centinaia di metri dalla casa di Grazia Deledda, la scrittrice sarda insignita del Premio Nobel per la letteratura. Il vincitore ha ricordato con fierezza questa vicinanza geografica e ideale, rivendicando al tempo stesso l'universalità della letteratura rispetto alle appartenenze regionali. «Si può essere sardi dappertutto. La Sardegna è un sentimento, una genetica», ha spiegato, sottolineando come l'identità sarda non limiti la portata della sua narrazione.

Anche Michela Murgia, a cui il premio è stato dedicato, era sarda e aveva a sua volta vinto il Campiello di Venezia. Fois ha voluto ricordarlo con una frase essenziale: «Non c'è più, ma per me c'è».

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