Crans-Montana, il nodo del farmaco per le ustioni: «In Italia risulta carente»
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Redazione Interno
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L’incendio che ha devastato il bar Le Constellation a Capodanno, mentre una tragedia che ha profondamente colpito la Svizzera, ha riverberato il suo eco angoscioso in Italia, traendo motivo di ulteriore riflessione dalla nazionalità di molte vittime e feriti. Un interrogativo, tra gli altri, si è imposto con forza nel dibattito specialistico: cosa sarebbe accaduto se un evento di tale portata, con un così alto numero di pazienti gravemente ustionati, si fosse verificato sul territorio nazionale? La risposta, formulata da più voci del settore medico, individua una criticità non marginale nella disponibilità del Nexobrid, un farmaco enzimatico utilizzato per la rimozione selettiva del tessuto bruciato, il quale – come è stato sottolineato – in Italia risulterebbe carente. Una carenza che, sebbene non pregiudichi le capacità di primo soccorso, potrebbe complicare il percorso clinico successivo in scenari di calamità con numerosi grandi ustionati.
La maratona clinica per i superstiti
Le condizioni dei sopravvissuti, molti dei quali con ustioni estese fino a toccare, in casi estremi, il 70% della superficie rea, delineano un quadro di sofferenza e di impegno medico prolungato. Ottanta persone, infatti, rimangono ancora ricoverate tra la Svizzera e altri paesi, una cifra che dà la misura della vastità dell’emergenza sanitaria in atto. La guarigione, in simili circostanze, si trasforma in una vera e propria maratona clinica, dove la fase acuta è solo l’inizio di un percorso tortuoso. Il corpo, investito da lesioni tanto profonde, innesca infatti una risposta sistemica violenta, una tempesta infiammatoria che coinvolge l’intero organismo e che impone una corsa contro il tempo per stabilizzare le funzioni vitali e prevenire le infezioni, principale minaccia in questa fase.
La misura del danno e la sfida della cura
Per quantificare l’entità del danno, i medici ricorrono a strumenti consolidati come la Regola del 9 di Lund e Browder, la quale – suddividendo il in aree che corrispondono a precise percentuali della superficie totale – permette di calcolare rapidamente l’estensione delle bruciature. Si tratta di un parametro cruciale, poiché, oltre alla profondità, è proprio la superficie coinvolta a determinare la gravità della prognosi e a guidare le prime decisioni terapeutiche. All’interno dei reparti dedicati, specializzati nel trattamento dei grandi ustionati, la sfida si gioca su più fronti: dalla perdita delle funzioni fondamentali della cute, che sono barriera, termoregolazione e sintesi vitaminica, alla gestione del dolore, fino alla pianificazione di interventi chirurgici ripetuti per gli innesti cutanei.
La risposta istituzionale e il parallelismo con altre tragedie
Di fronte a un disastro che ha inevitabilmente richiamato alla memoria altre sciagure che hanno visto coinvolti cittadini italiani all’estero, come l’incidente del bus in Ungheria, sono arrivate dichiarazioni istituzionali mirate a rassicurare. Il governo, attraverso i suoi portavoce, ha descritto uno scenario simile a quello già affrontato in passato, esprimendo al contempo la piena disponibilità ad aiutare i medici dei centri di riferimento, tra cui quelli di Milano, nel caso in cui si rendesse necessario un supporto o un eventuale trasferimento di pazienti. Questa disponibilità, tuttavia, non cancella la questione preesistente relativa alla dotazione di farmaci specifici, una questione che la tragedia di Crans-Montana ha riportato in primo piano, evidenziando come la preparazione a eventi catastrofici passi anche attraverso la garanzia della piena disponibilità di tutte le opzioni terapeutiche avanzate.




