Gatti al 93’ beffa la Roma, all’Olimpico finisce 3-3. La Juve riacciuffa i giallorossi, scatto Champions sfumato
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Redazione Sport
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La volevano tutti, questa partita, e alla fine ha regalato cinque goal, emozioni e un epilogo che sa di beffa per chi l’aveva, per oltre mezz’ora, messa in ghiaccio. Era la 27ª giornata di Serie A, quella che poteva consegnare alla Roma un allungo pesantissimo in classifica, un +7 sulla Juventus che avrebbe significato un passo da gigante verso la Champions League. E invece no, perché i bianconeri, quelli di Luciano Spalletti, hanno il vizio di non morire mai e all’Olimpico, nel recupero, hanno trovato il pareggio con il difensore Federico Gatti. Un 3-3 che sa di sconfitta per i padroni di casa, costretti a fermarsi sul più bello e a rimandare l’appuntamento con il colpo grosso.
La cronaca dice che la partita era iniziata sotto i migliori auspici per Gian Piero Gasperini. Il suo tridente mobile, con Pisilli e Pellegrini a supporto di Malen, aveva creato subito scompiglio. Il primo tempo si era chiuso con il vantaggio meritato firmato da Wesley, un gol che aveva esaltato il pubblico giallorosso. E nella ripresa, quando la musica sembrava poter cambiare con il lampo di Conceiçao che riportava tutto in parità, la Roma aveva nuovamente accelerato. Prima Ndicka, poi Malen, avevano confezionato il 3-1 che sembrava la pietra tombale sul match. I giochi, si sa, però non sono mai fatti finché l’arbitro non fischia. La Juventus, ferita nell’orgoglio e reduce da due ko di fila, ha trovato la forza per reagire: Boga ha accorciato le distanze e poi, al minuto novantatré, Gatti, su incursione in area, ha infilato Svilar per il definitivo 3-3, scatenando la disperazione dei giocatori di casa.
Ma andiamo con ordine. A voler riavvolgere il nastro della vigilia, ci si imbatte in due formazioni speculari nelle ambizioni ma diverse nell’approccio tattico annunciato. La Roma di Gasperini, schierata con un offensivo 4-3-2-1, affidava le sue speranze alla qualità di Pellegrini e Pisilli dietro Malen, punta di riferimento. Dall’altra parte, la Juventus di Spalletti, priva dello squalificato Locatelli, si presentava con un 4-2-3-1 che vedeva McKennie agire alle spalle di David, con Conceiçao e Yildiz pronti ad allargare le maglie della difesa capitolina. Il primo tempo, sostanzialmente equilibrato, vedeva la Roma più concreta sotto porta. Wesley, al 39’, con un destro a giro, fulminava Perin e gelava i tifosi bianconeri presenti all’Olimpico. Nella ripresa, la Juventus sembrava voler cambiare copione: al 47’ Conceiçao, con un destro al volo dal limite, ristabiliva la parità.
La partita, a questo punto, si accendeva di follia. La Roma non ci stava e, trascinata dal suo pubblico, tornava a premere. Al 54’ Ndicka, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, riportava avanti i suoi. E al 65’ arrivava il tris: Malen, lanciato a rete, freddava Perin con un pallonetto da manuale, facendo esplodere la gioia sugli spalti. Sul 3-1, la sensazione era che la pratica fosse chiusa. Ma la Juventus, come suo solito, non si è arresa. Al 78’ Boga riapriva tutto con un gran gol al volo, e nei quattro minuti di recupero, proprio allo scadere, Gatti trovava la zampata vincente su assist di McKennie, beffando Svilar e regalando un punto insperato ai suoi.
E pensare che la classifica, dopo questa domenica, potrebbe raccontare una storia ben diversa. Invece, la Roma resta a +4 sui bianconeri, con 51 punti, mancando clamorosamente l’occasione di accorciare ulteriormente sul terzo posto. Il Como, intanto, si avvicina pericolosamente, ora a sole tre lunghezze. Per Gasperini, e per il suo gruppo, un boccone amaro da digerire. “Dovevamo essere più fisici nei finali”, ha poi commentato l’allenatore della Roma, analizzando la rimonta subita. “Non è solo l’ultimo minuto, ma anche il primo gol, arrivato su una punizione da lontano, dove siamo stati passivi. Sono tre reti molto simili, arrivate su palle inattive”. Una delusione comprensibile, considerato che il +7 sulla Juventus, con annesso passo falso dei bianconeri, era a un passo. Ma il tecnico ha anche invitato a non deprimersi: “Usciamo da una partita straordinaria – ha aggiunto – e non deve abbatterci. Siamo ancora lì in competizione e dobbiamo guardare avanti”.
Dal fronte opposto, invece, la soddisfazione per aver evitato quella che sarebbe stata la terza sconfitta consecutiva. Il difensore Federico Gatti, match-winner all’ultimo respiro, ha dedicato il suo gol alla squadra. “Ero sul filo del fuorigioco – ha dichiarato a Dazn – non me ne sono nemmeno reso conto. È un gol importantissimo che ci tiene lì attaccati. Mancano undici partite, siamo lì”. Un punto pesante, più per come è arrivato che per il bottino in sé, che permette alla Juventus di restare aggrappata al treno che porta in Europa, evitando il tracollo psicologico di un ko che avrebbe rischiato di compromettere definitivamente la rincorsa. La strada è ancora lunga, ma all’Olimpico ha vinto, se non altro, lo spettacolo.
La cronaca del match: l’illusione del tris e la beffa nel recupero
A voler riavvolgere il nastro della vigilia, ci si imbatte in due formazioni speculari nelle ambizioni ma diverse nell’approccio tattico annunciato. La Roma di Gasperini, schierata con un offensivo 4-3-2-1, affidava le sue speranze alla qualità di Pellegrini e Pisilli dietro Malen, punta di riferimento. Dall’altra parte, la Juventus di Spalletti, priva dello squalificato Locatelli, si presentava con un 4-2-3-1 che vedeva McKennie agire alle spalle di David, con Conceiçao e Yildiz pronti ad allargare le maglie della difesa capitolina. Il primo tempo, sostanzialmente equilibrato, vedeva la Roma più concreta sotto porta. Wesley, al 39’, con un destro a giro, fulminava Perin e gelava i tifosi bianconeri presenti all’Olimpico. Nella ripresa, la Juventus sembrava voler cambiare copione: al 47’ Conceiçao, con un destro al volo dal limite, ristabiliva la parità.
L’analisi di Gasperini: amarezza e sguardo al futuro
La partita, a questo punto, si accendeva di follia. La Roma non ci stava e, trascinata dal suo pubblico, tornava a premere. Al 54’ Ndicka, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, riportava avanti i suoi. E al 65’ arrivava il tris: Malen, lanciato a rete, freddava Perin con un pallonetto da manuale, facendo esplodere la gioia sugli spalti. Sul 3-1, la sensazione era che la pratica fosse chiusa. Ma la Juventus, come suo solito, non si è arresa. Al 78’ Boga riapriva tutto con un gran gol al volo, e nei quattro minuti di recupero, proprio allo scadere, Gatti trovava la zampata vincente su assist di McKennie, beffando Svilar e regalando un punto insperato ai suoi.
Gatti e la Juve: un punto che vale morale e classifica
E pensare che la classifica, dopo questa domenica, potrebbe raccontare una storia ben diversa. Invece, la Roma resta a +4 sui bianconeri, con 51 punti, mancando clamorosamente l’occasione di accorciare ulteriormente sul terzo posto. Il Como, intanto, si avvicina pericolosamente, ora a sole tre lunghezze. Per Gasperini, e per il suo gruppo, un boccone amaro da digerire. “Dovevamo essere più fisici nei finali”, ha poi commentato l’allenatore della Roma, analizzando la rimonta subita. “Non è solo l’ultimo minuto, ma anche il primo gol, arrivato su una punizione da lontano, dove siamo stati passivi. Sono tre reti molto simili, arrivate su palle inattive”. Una delusione comprensibile, considerato che il +7 sulla Juventus, con annesso passo falso dei bianconeri, era a un passo. Ma il tecnico ha anche invitato a non deprimersi: “Usciamo da una partita straordinaria – ha aggiunto – e non deve abbatterci. Siamo ancora lì in competizione e dobbiamo guardare avanti”.
Dal fronte opposto, invece, la soddisfazione per aver evitato quella che sarebbe stata la terza sconfitta consecutiva. Il difensore Federico Gatti, match-winner all’ultimo respiro, ha dedicato il suo gol alla squadra. “Ero sul filo del fuorigioco – ha dichiarato a Dazn – non me ne sono nemmeno reso conto. È un gol importantissimo che ci tiene lì attaccati. Mancano undici partite, siamo lì”. Un punto pesante, più per come è arrivato che per il bottino in sé, che permette alla Juventus di restare aggrappata al treno che porta in Europa, evitando il tracollo psicologico di un ko che avrebbe rischiato di compromettere definitivamente la rincorsa. La strada è ancora lunga, ma all’Olimpico ha vinto, se non altro, lo spettacolo.




