La corsa dei giovani bianconeri si infrange sui rigori: all’Atalanta la Coppa Italia Primavera

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’Arena Civica Gianni Brera, suggestivo palcoscenico milanese solitamente dedicato all’atletica, ha ospitato ieri la finale di Coppa Italia Primavera, un appuntamento che tra i vivai del nord Italia ha assunto progressivamente i contorni di un classico moderno. La Juventus, forte di quattro successi nella competizione e reduce dall’eliminazione del Parma in semifinale, si è presentata con l’ambizione di interrompere un digiuno che dura dal 2013; dall’altra parte, l’Atalanta – formazione da anni celebre per la sua capacità di sfornare talenti – coltivava il sogno di aggiudicarsi il trofeo davanti a una propria rappresentanza numerosa sugli spalti. A trascinare i bianconeri in questa rincorsa, va detto, c’era soprattutto la spinta emotiva di un gruppo che sotto la guida di Simone Padoin ha mostrato compattezza e personalità per tutta la durata del torneo. Peccato che il copione, stavolta, si sia rivelato crudele oltre ogni previsione.

Il vantaggio juventino e le occasioni sprecate

La sfida si è sbloccata poco dopo la mezz’ora, grazie a una giocata di pregevole fattura: Rizzo ha raccolto un pallone sul fronte offensivo e, con un tiro preciso che si è insaccato sotto l’incrocio dei pali, ha portato in vantaggio la sua squadra. Da quel momento, i ragazzi di Padoin hanno avuto più di una chance per raddoppiare – occasioni nitide che avrebbero chiuso il discorso ben prima del triplice fischio – ma si sono scontrati con la reazione d’orgoglio di un portiere avversario, Radu, bravo a mantenere a galla i nerazzurri. L’Atalanta, orchestrata da Zanchi, ha cominciato a spingere con insistenza già prima dell’intervallo, trovando però sulla propria strada una difesa ordinata e un estremo difensore in serata di grazia. Il copione, insomma, sembrava quello della classica partita gestita con intelligenza dalla squadra in vantaggio: possesso palla ragionato, ripartenze pericolose e una solidità che lasciava presagire un epilogo scontato.

La beffa al 95’ e i calci di rigore

Invece, il calcio ha deciso di riservare la scena alla rimonta più improbabile. Quando ormai il cronometro segnava il quarto minuto di recupero – e la panchina juventina cominciava a preparare i festeggiamenti – l’Atalanta ha piazzato l’ultimo disperato assalto. Un cross dalla fascia sinistra firmato Camara è piovuto nell’area bianconera, dove la deviazione vincente di Isoa ha trafitto Radu, spedendo la sfida ai calci di rigore. Il pareggio, arrivato a otto secondi dal triplice fischio, ha lasciato i giocatori di Padoin letteralmente atterrati sul prato dell’Arena Civica: un contraccolpo psicologico violentissimo, amplificato dalla consapevolezza di aver sciupato troppe occasioni per chiudere la contesa. Dai dischiudici metri, l’Atalanta si è dimostrata chirurgica: Mouisse, Gasparello, Baldo e Ruiz hanno trasformato i propri tentativi con una freddezza esemplare. Dall’altra parte, il portiere nerazzurro Anelli si è eretto a protagonista assoluto, respingendo due dei tre rigori calciati dagli avversari.

L’analisi di un epilogo crudo

Per la Juventus Primavera resta un grande rammarico, ma anche un senso di orgoglio legato al percorso complessivo: arrivare fino a questo traguardo eliminando avversari quotati non è mai scontato, specie per un gruppo che ha dimostrato di saper reggere la pressione delle partite secche. Tuttavia, la cronaca non può evitare di sottolineare l’aspetto più doloroso: la gestione dei minuti finali, con quella leggerezza nell’approcciare l’ultima azione, è costata cara. Padoin, ex calciatore abituato a situazioni limite, ha visto i suoi ragazzi cedere proprio sul più bello, traditi da un’ingenuità collettiva che nei giovani talvolta affiora. L’Atalanta, al contrario, ha messo in campo quella determinazione ostinata che ne ha fatto una delle fucine più rispettate d’Italia: non ha mai smesso di crederci, ha martellato la porta avversaria senza soluzione di continuità nella ripresa e alla fine è stata premiata dall’epilogo più rocambolesco possibile.

Un verdetto che consegna il trofeo agli orobici

La serie degli undici metri, si sa, è una lotteria che però premia chi affronta il momento con maggiore lucidità. In questo frangione, gli esecutori bergamaschi non hanno tremato, mentre dai piedi juventini sono uscite due conclusioni respinte da un Anelli straordinario. All’Atalanta, dunque, la Coppa Italia Primavera: un successo costruito sulla pazienza, sulla capacità di restare in partita fino all’ultimo respiro e sulla perfezione dagli undici metri. Per la Juventus, invece, l’amaro in bocca per un’occasione storica lasciata scivolare via in pochi secondi, quando ormai il trofeo sembrava a un passo. Resta il valore di una cavalcata che ha regalato emozioni, ma il verdetto del campo è inappellabile: i ragazzi di Zanchi possono sollevare al cielo la coppa, mentre Padoin e i suoi si confrontano con il rimpianto più classico del calcio, quello di aver avuto la vittoria tra le mani e di averla vista dissolversi sotto i riflettori di Milano.

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