La Cina stringe la morsa sulle terre rare, l’industria dell’auto trema

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Pechino ha iniziato a respingere sistematicamente le richieste di aziende europee che dipendono dall’importazione di terre rare, minerali essenziali per la produzione di componenti elettronici e motori. La mossa, che segue le restrizioni annunciate ad aprile, rischia di paralizzare interi settori industriali, a cominciare dall’automotive, già alle prese con una crisi di approvvigionamenti che si protrae da mesi.

Tra le prime vittime c’è Suzuki, che ha annunciato lo stop temporaneo della produzione della Swift, eccezion fatta per la versione Sport. La sospensione, in vigore dal 26 maggio al 6 giugno, è stata attribuita alla mancanza di materiali critici, confermando i timori di un effetto domino. Se in Europa gli stabilimenti di Stellantis – almeno secondo quanto dichiarato alla stampa – continuano a operare senza intoppi, diversi fornitori hanno già ridotto l’attività, mentre Mercedes-Benz sta cercando soluzioni alternative per ovviare alla carenza.

La decisione cinese, che blocca l’export non solo di terre rare ma anche di magneti permanenti, ha colpito duramente anche gli Stati Uniti, dove l’amministrazione Trump sta valutando contromisure. Pechino, dal canto suo, giustifica le limitazioni con esigenze di sicurezza nazionale, ma è difficile ignorare il peso geopolitico di una scelta che mette in ginocchio intere filiere.

In Italia, intanto, i fornitori dell’indotto automobilistico hanno chiesto interventi urgenti al governo, mentre cresce la pressione per ottenere deroghe dalle autorità cinesi. Sebbene al momento l’allarme sia più acuto oltreoceano e in Giappone, l’Europa non può permettersi di sottovalutare una crisi che minaccia di bloccare la produzione di veicoli elettrici, semiconduttori e persino componenti per l’industria aerospaziale.

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