Il Milan e la rimonta possibile: Bierhoff paragona Rabiot ad Albertini e vede uno spiraglio per lo scudetto
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Redazione Sport
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La vittoria nel derby, quella che ha ridotto il distacco in classifica dai sette punti potenziali – qualora l’Inter avesse vinto – agli attuali sette reali, ha inevitabilmente riaperto scenari che sembravano ormai cristallizzati. In un campionato che con dieci giornate ancora da disputare può riservare svolte inaspettate, la prestazione del Milan contro i cugini ha riacceso qualche speranza nel cuore dei tifosi rossoneri e, a giudicare dalle parole di chi quella rimonta l’ha già vissuta sulla propria pelle, non si tratta soltanto di illusioni ottiche dettate dall’euforia del momento. Oliver Bierhoff, che di quelle rimonte – e precisamente di quella del 1999 quando il Milan di Zaccheroni recuperò sette punti alla Lazio nelle ultime sette giornate – è stato protagonista indiscusso, ha analizzato l’attuale situazione della squadra di Allegri con la lucidità di chi conosce bene le dinamiche di una corsa al Titolo.
Nella lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, l’ex centravanti tedesco ha speso parole particolarmente significative per un elemento del centrocampo rossonero, Adrien Rabiot, sul quale ha costruito un parallelo interessante con un totem della storia milanista. "Con Albertini a centrocampo potevi stare tranquillo perché leggeva le partite come pochi", ha esordito Bierhoff, per poi aggiungere una riflessione che lega indissolubilmente il presente a quel passato glorioso: "Rabiot è impressionante: è una mezzala che ha tecnica e fisico, senso del gol e capacità di sacrificarsi. Nel derby ha preso delle belle botte senza mai tirarsi indietro o fermarsi neppure nel recupero". Un’osservazione, quest’ultima, che va oltre la mera qualità tecnica e che affonda nella dimensione più autentica del calcio, quella della resistenza fisica e della determinazione, elementi che – come Bierhoff ben sa – risultano determinanti quando la posta in gioco si fa altissima e la tensione comincia a salire.
I meccanismi della rimonta del 1999 e le analogie con il presente
Bierhoff, del resto, non si è limitato a elogiare le doti del centrocampista francese o a sottolineare – come ha fatto a proposito di Luka Modric, paragonato per leadership e importanza nel gruppo a Zvonimir Boban – il valore dei singoli, ma ha voluto ricostruire l’ossatura di quella che fu la rimonta-scudetto della sua epoca. Il segreto di allora, a suo dire, risiedette in una combinazione di fattori mentali e tattici: da un lato la convinzione profonda e ininterrotta di potercela fare, che portò la squadra a infilare una serie clamorosa di vittorie senza fare calcoli eccessivi, concentrandosi esclusivamente sulle proprie prestazioni piuttosto che sugli risultati altrui; dall’altro, e questo è un passaggio che Bierhoff ha tenuto a evidenziare, la flessibilità dimostrata da Zaccheroni, il quale ebbe l'intelligenza di abbandonare il suo modulo iniziale – quel 3-4-3 che tanto gli era caro – per adattare lo schieramento alle caratteristiche della rosa, inserendo Boban alle spalle delle due punte, lui e Weah, e trovando così la chiave di volta per il cambio di passo decisivo.
Osservando il Milan contemporaneo, l’ex bomber tedesco ha detto di aver colto nel derby segnali che gli ricordano proprio quella stagione: una squadra motivata, capace di disputare un ottimo primo tempo e di soffrire con organizzazione e ordine nella ripresa, senza mai disunirsi nonostante la pressione dell’avversario. C’è, nelle sue parole, la consapevolezza che il cammino è in salita e che l’ansia di dover recuperare potrebbe rappresentare un'insidia non trascurabile, ma anche la convinzione che l’esperienza presente in panchina e nello spogliatoio possa fare la differenza nel gestire i momenti di maggiore tensione.
L'importanza del centrocampo e i singoli osservati speciali
Il riferimento alla capacità di sacrificarsi mostrata da Rabiot nel corso del derby non è affatto casuale, se inserito nel quadro complessivo delle dichiarazioni di Bierhoff. Il tedesco ha infatti più volte rimarcato come, in una fase in cui il Milan deve necessariamente puntare a vincere quante più partite possibile senza sprecare energie nervose in pensieri superflui, risulti fondamentale poter contare su interpreti in grado di unire qualità e generosità. Il paragone con Albertini, giocatore che Bierhoff ricorda come un regista capace di controllare i ritmi e, all'occorrenza, di non tirarsi indietro nemmeno in fase di interdizione, rende l’idea di cosa l’ex attaccante veda nel francese: un giocatore completo, duttile, che può agire da mezzala ma che non disdegna il lavoro sporco, quel tipo di sacrificio silenzioso che a volte passa inosservato ma che costruisce le fondamenta delle vittorie.
E se a centrocampo le gerarchie sembrano trovare in Rabiot e Modric due punti di riferimento solidi, Bierhoff si è detto fiducioso anche per quanto riguarda il reparto avanzato. Pur prevedendo che i gol arriveranno anche per Leao e Pulisic – e, evidentemente, l’auspicio si basa su una conoscenza approfondita delle loro potenzialità – il suo sguardo si è posato anche sul connazionale Fullkrug, definito "un bravo ragazzo" le cui caratteristiche tecniche potrebbero rivelarsi preziose nel finale di stagione. Una rosa che offre alternative, insomma, e che proprio nella profondità dell'organico potrebbe trovare quelle risorse necessarie per sostenere un rush finale che si preannuncia intenso e ricco di insidie, con l'Inter che, nonostante il margine di vantaggio, dovrà fare i conti con una ritrovata concorrenza e con la consapevolezza che il campionato, come insegnano le storie di rimonte, non finisce mai prima dell'ultimo respiro.




