Moldavia al bivio tra Europa e Russia
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Redazione Esteri
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Domenica 20 ottobre, i cittadini moldavi si recheranno alle urne per eleggere il nuovo presidente e decidere, tramite un cruciale referendum, se proseguire o meno i negoziati per l'adesione all'Unione Europea. La Moldavia, un paese con meno di tre milioni di abitanti, si trova in un momento spartiacque della sua storia recente, con l'esito delle elezioni e del referendum che determinerà la traiettoria del paese in Europa negli anni a venire.
La capitale, Chisinau, è stata teatro di manifestazioni e contro-manifestazioni, con poster che recitano "No Eu" in caratteri cirillici e in rumeno, affissi ai piedi della statua di Stefan cel Mare. Ogni mattina la polizia li rimuove, ma ogni sera qualcuno li riattacca ovunque, dalle fermate degli autobus alla stazione, sui manifesti elettorali della presidente uscente Maia Sandu. La tensione è palpabile, con la popolazione divisa tra chi vede nell'adesione all'Unione Europea una via di sviluppo e modernizzazione, e chi teme l'allontanamento dalla Russia, storicamente influente nella regione.
Il presidente uscente, Maia Sandu, ha fatto della lotta alla corruzione e dell'integrazione europea i pilastri della sua campagna elettorale, ma deve affrontare una forte opposizione interna, che accusa il governo di non aver fatto abbastanza per migliorare le condizioni economiche del paese. Dall'altra parte, i partiti filo-russi, che vedono nella vicinanza a Mosca una garanzia di stabilità e sicurezza, stanno cercando di capitalizzare il malcontento popolare per guadagnare consensi.
In questo contesto, la Moldavia si trova a dover affrontare una doppia sfida: da un lato, la scelta del nuovo presidente, che dovrà guidare il paese in un periodo di grandi cambiamenti; dall'altro, il referendum sull'adesione all'Unione Europea, che potrebbe segnare una svolta storica per la nazione.




