Egeo, dodici morti in due naufragi: tra le vittime un neonato
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Redazione Esteri
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Dodici migranti hanno perso la vita, tra cui un neonato, in due distinti naufragi avvenuti nella notte e all'alba di lunedì nel mar Egeo, al largo delle isole greche di Lesbo e Samo. La Guardia costiera ellenica ha reso noto che complessivamente ventidue persone sono state tratte in salvo, mentre proseguono le ricerche di eventuali dispersi nella zona a nord di Samo.
La collisione al largo di Lesbo
Il primo incidente si è verificato intorno alle prime ore del mattino a circa 3,5 miglia nautiche a sud-est di Lesbo, nei pressi della località di Agrilia. Un motoscafo che trasportava migranti, privo di luci di navigazione, è entrato in collisione con il fianco sinistro di una motovedetta della polizia portuale impegnata in un inseguimento. Secondo la ricostruzione fornita dalle autorità, il natante ha effettuato una manovra brusca nel tentativo di sottrarsi al controllo, urtando l'unità della Guardia costiera e ribaltandosi.
Sei le vittime accertate: quattro donne, un uomo e un bambino di pochi mesi. Le operazioni di soccorso hanno permesso di salvare otto persone, tutti cittadini siriani e palestinesi, trasferite al porto di Mitilene e poi ricoverate nell'ospedale dell'isola. Tra i superstiti figura un cittadino turco di 37 anni, identificato come presunto scafista e posto in arresto.
Il ribaltamento davanti a Samo
Poche ore più tardi, un secondo dramma si è consumato a circa 3,7 miglia nautiche a nord di Samo. Un'imbarcazione veloce con a bordo una ventina di migranti è stata avvistata inizialmente da una motovedetta turca in acque di competenza di Ankara e successivamente da un'unità della Guardia costiera greca. Durante le fasi di avvicinamento, il natante ha compiuto un'evoluzione improvvisa che ne ha provocato il capovolgimento. Il bilancio è di sei vittime, cinque uomini e una donna, recuperate senza vita e trasportate all'ospedale dell'isola.
Quattordici i sopravvissuti, tutti uomini, condotti nel porto di Vathi; tre di loro hanno ricevuto cure mediche in struttura ospedaliera, mentre gli altri sono stati accompagnati nel centro di accoglienza di Samo. Tra i salvati vi è un cittadino iraniano, riconosciuto come presunto organizzatore della traversata e arrestato nell'ambito dell'inchiesta.
Il dispositivo di ricerca e soccorso
Nella zona a nord di Samo rimane attivo un dispositivo coordinato dal Centro unificato di ricerca e soccorso, con il coinvolgimento di un'unità d'altura della Guardia costiera, un battello di salvataggio e un elicottero dell'Aeronautica militare. Le condizioni meteo in mare risultano favorevoli, ma le prime testimonianze dei superstiti sul numero esatto delle persone a bordo sono apparse frammentarie, rendendo impossibile escludere la presenza di ulteriori dispersi. Le ricerche proseguono senza sosta lungo la rotta che separa le coste turche dalle isole greche dell'Egeo orientale.
La rotta dell'Egeo orientale
Lesbo e Samo rappresentano da anni due dei principali punti di approdo per i migranti che tentano di raggiungere l'Europa partendo dalla Turchia, una traversata breve ma resa insidiosa dalle condizioni delle imbarcazioni, spesso sovraccariche e prive di adeguati sistemi di sicurezza. Il naufragio avvenuto lo scorso settembre al largo dell'isola di Gavdos, a sud di Creta, aveva causato una vittima e venticinque dispersi, confermando la pericolosità di un tragitto che non conosce stagioni di tregua.
Le due tragedie di lunedì riportano l'attenzione su un fenomeno che continua a consumarsi a poche miglia dalle coste europee, in acque sorvegliate da pattugliamenti nazionali e internazionali.
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