Iran, il vuoto di potere a Qom mentre Trump parla di “civiltà che muore”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notte che avrebbe dovuto segnare la fine di un’intera civiltà, per usare le parole catastrofiste pubblicate su Truth Social dal presidente degli Stati Uniti, si è aperta invece su un quadro di crescente confusione ai vertici del nemico. Secondo un memorandum diplomatico basato su valutazioni condivise dalle intelligence israeliana e statunitense – e pubblicato dal quotidiano britannico Times – Mojtaba Khamenei, la Guida Suprema iraniana succeduta al padre dopo l’inizio del conflitto, verserebbe in stato di incoscienza. Le sue condizioni, come si legge nel documento visionato anche dalla testata israeliana Ynet, sarebbero talmente gravi da impedirgli di fatto di partecipare a qualsiasi processo decisionale del regime, lasciando un vuoto proprio mentre l’orologio dell’ultimatum di Donald Trump scatta verso le 2 di notte in Italia.

Il buco nero del comando e l’ombra di Qom

La città santa di Qom, luogo di pellegrinaggio e centro nevralgico del clero sciita, è diventata così l’epicentro di un’emergenza politica oltre che medica. Lì, lontano dai palazzi del potere di Teheran, Mojtaba Khamenei starebbe ricevendo cure che lo tengono lontano dalla scena. Non ci sono stati discorsi, né apparizioni pubbliche da giorni, e i media statali si limitano a diffondere messaggi anonimi che molti analisti ritengono apocrifi. Questa situazione di stallo ai vertici arriva in un momento paradossalmente paradossale: mentre i militari iraniani mostrano i muscoli nelle acque dello Stretto di Hormuz, bloccando il traffico petrolifero globale, la mente del "Comandante" sembra essersi spenta, lasciando i Pasdaran e i negoziatori senza una guida chiara su come gestire la resa dei conti imminente.

L’ultimatum, le bombe e le catene umane

La scadenza fissata da Trump – le 20:00 di New York – ha innescato una corsa contro il tempo che sembra già aver superato il punto di non ritorno. Il Pentagono, come riportato da fonti diplomatiche, sta ampliando l’elenco dei bersagli includendovi infrastrutture energetiche a duplice uso, che forniscono energia sia ai civili sia alle forze armate; una mossa, questa, interpretata come un tentativo di aggirare le future accuse di crimini di guerra. Sul campo, le avvisaglie sono già esplose con violenza sull’isola di Kharg, dove si sono udite forti esplosioni. La tensione è tale che un funzionario iraniano ha lanciato un appello surreale ai giovani: formare catene umane, proprio oggi alle 14, attorno agli impianti elettrici per proteggerli dagli attacchi. L’Idf, dal canto suo, ha diramato un avviso in lingua farsi alla popolazione, invitandola a non prendere il treno per non rischiare la vita, un chiaro presagio che le prossime ore saranno caratterizzate da un’intensificazione dei raid sulle vie di comunicazione.

Il post sibillino e la soglia dell’apocalisse

Proprio mentre i mediatori del Qatar lanciavano l’allarme su un’"escalation incontrollabile", il presidente Trump ha virato il suo tono in maniera ambivalente. Dopo aver paventato una distruzione biblica – "un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita" – ha aggiunto un post scriptum denso di implicazioni politiche. "Tuttavia", ha scritto, "ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale - in cui prevalgono menti diverse, più acute e meno radicalizzate - forse potrebbe accadere qualcosa di meraviglioso e rivoluzionario, chissà". Un messaggio che sembra voler lasciare uno spiraglio, quasi che Washington stia già guardando oltre l’attuale leadership per immaginare una transizione, mentre le bombe intanto continuano a cadere e il destino dello Stretto di Hormuz resta appeso a un filo.

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