Vandalizzata la foiba di Basovizza, condanne unanimi per un gesto simbolico di profonda offesa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella notte tra venerdì e sabato, la foiba di Basovizza, luogo simbolo della memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, è stata oggetto di un atto di vandalismo che ha suscitato sdegno e condanne trasversali. Tre scritte in vernice rossa, in lingua slava, sono comparse sul piazzale antistante il monumento: “Trst je nas” (Trieste è nostra), “Morte al fascismo, libertà al popolo” e “Trieste è un pozzo”. Un gesto che, a poche ore dal Giorno del Ricordo, istituito per commemorare le migliaia di italiani uccisi dai partigiani jugoslavi tra il 1943 e il 1945, ha assunto un significato particolarmente grave, ferendo non solo la memoria delle vittime ma anche il sentimento di un’intera nazione.

Il Comitato 10 Febbraio e le associazioni degli esuli, da sempre impegnati nel tenere viva la memoria di una delle pagine più tragiche della storia italiana, hanno espresso una condanna durissima, sottolineando come la pacificazione tra i popoli passi innanzitutto attraverso il rispetto dei morti. “Oltraggiare Basovizza significa oltraggiare la nazione intera”, ha dichiarato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ribadendo il valore simbolico di un luogo che rappresenta non solo il dolore di un passato lontano ma anche la necessità di una memoria condivisa.

Le scritte, tracciate con vernice rossa, sono state rimosse nella mattinata di sabato da operatori intervenuti tempestivamente, poco prima dell’arrivo della sottosegretaria alla Pubblica Istruzione, Paola Frassinetti, che avrebbe partecipato a una cerimonia commemorativa. L’episodio, tuttavia, ha gettato un’ombra sulle celebrazioni del Giorno del Ricordo, che ogni anno, il 10 febbraio, rende omaggio alle vittime delle foibe e agli esuli costretti ad abbandonare le proprie terre.

La condanna è stata unanime, con i presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, in prima linea nel denunciare un atto che ha offeso non solo la memoria storica ma anche i valori di convivenza e rispetto su cui si fonda la Repubblica. La foiba di Basovizza, dichiarata monumento nazionale nel 1992, rappresenta infatti un luogo di riflessione e di riconciliazione, dove il ricordo delle atrocità commesse durante e dopo la seconda guerra mondiale si intreccia con l’impegno per costruire un futuro di pace.

L’atto vandalico, compiuto in un momento così delicato, ha riacceso il dibattito sulla necessità di preservare la memoria storica, soprattutto in un’epoca in cui i testimoni diretti di quelle tragedie stanno scomparendo. Le scritte in lingua slava, che evocano rivendicazioni territoriali e ideologiche, hanno riportato alla luce tensioni mai del tutto sopite, dimostrando quanto il passato possa ancora influenzare il presente.

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