Vertice a Doha, la crisi mediorientale si inasprisce

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A Doha si è aperto il vertice arabo d’emergenza, convocato su richiesta del Qatar dopo l’attacco israeliano della scorsa settimana che ha preso di mira i funzionari di Hamas nel paese. Cinquanta delegazioni di paesi arabo-islamici, tra le quali spiccavano quelle del re di Giordania Abdallah II, del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e del presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, hanno risposto all’appello con l’obiettivo di trovare soluzioni concrete a una crisi che, come ha avvertito l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, mette a serio rischio gli “Accordi di Abramo”. Lo sceicco, il cui paese ha storicamente svolto un ruolo di mediatore, ha accusato Israele di voler “assicurarsi che Gaza non sia più vivibile” e di agire in mala fede, affermando che “chi lavora in modo persistente e metodico per assassinare la parte che sta negoziando intende garantire il fallimento di questi negoziati”.

La posizione qatariota riflette un sentimento di forte irritazione per un’operazione, condotta sul proprio territorio, che viene percepita come una violazione della sovranità nazionale e un grave colpo ai delicati equilibri diplomatici in gioco. A tal proposito, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, nel corso di una conferenza stampa congiunta a Gerusalemme con il segretario di Stato americano Marco Rubio, ha rivendicato con decisione la responsabilità dell’azione: “La decisione di Israele di agire contro la leadership di Hamas in Qatar – ha dichiarato – è stata una decisione indipendente di Israele, presa da me e dai vertici della sicurezza, è stata condotta da noi e ci assumiamo la piena responsabilità”.

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