Ranucci contro la Rai, il ricorso passa alla giudice Casari e il tribunale difende il principio del giudice naturale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le critiche preventive alla giudice del lavoro chiamata a decidere sul contenzioso tra Sigfrido Ranucci e la Rai non sono soltanto ingiuste e intimidatorie, come tutte quelle che precedono il fatto da valutare, cioè sono frutto di pregiudizio, ma rivelano anche una preoccupante ignoranza del sacrosanto principio del giudice naturale o assegnato alla cieca, basilare per il funzionamento della giustizia. È la tesi espressa in queste ore da più parti a difesa della magistrata Donatella Casari, alla quale è stato assegnato il ricorso d’urgenza presentato dal giornalista.

L’udienza e il ricorso d’urgenza

La vicenda giudiziaria è approdata davanti alla terza sezione del tribunale del Lavoro di Roma, dove l’udienza sul ricorso urgente è stata fissata per il 25 settembre. I legali di Ranucci contestano la rimozione dalla conduzione di Report e chiedono la reintegrazione immediata, sostenendo che la decisione firmata dal direttore dell’approfondimento Paolo Corsini abbia provocato al giornalista un danno rilevante.

La difesa del conduttore punta a ottenere la sospensiva del termine di trenta giorni assegnato per scegliere tra tre incarichi alternativi, considerati non equivalenti al ruolo precedente.

Chi è Donatella Casari

Il nome della magistrata è già noto alle cronache politiche. Donatella Casari è stata recentemente nominata alla guida della sezione Lavoro del tribunale capitolino e in passato ha fatto parte del Tribunale dei ministri che, per la vicenda del cittadino libico Almasri, chiese l’autorizzazione a procedere nei confronti di esponenti del governo. Proprio questa circostanza ha alimentato polemiche preventive sul suo ruolo, con esponenti politici che hanno parlato di un possibile uso politico della giustizia.

Il presidente del tribunale di Roma, Lorenzo Pontecorvo, ha replicato con un comunicato in cui esprime sostegno alla giudice, definendola una magistrata che dimostra quotidianamente indipendenza, imparzialità ed equilibrio.

La contestazione disciplinare della Rai

Parallelamente al ricorso, la Rai ha notificato a Ranucci una lettera di contestazione disciplinare, firmata dall’amministratore delegato Giampaolo Rossi e protocollata dalla Direzione Risorse Umane. Il documento, che concede cinque giorni per la memoria difensiva, fa riferimento a una serie di comportamenti ritenuti in violazione delle norme interne.

Tra i rilievi contestati figurano l’invio a soggetti esterni di mail interne, come la circolare inviata dallo stesso Corsini, i giudizi espressi nei confronti dei vertici aziendali e dei nuovi conduttori di Report, e l’accesso non consentito in azienda di persone esterne. Il procedimento potrebbe portare a un richiamo, a una sospensione e, in extremis, al licenziamento.

L’intercettazione con il deputato Carotenuto

Nella lettera di contestazione trova spazio anche una conversazione intercettata tra Ranucci e il parlamentare del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto, agli atti dell’inchiesta della procura di Roma sull’attentato del 16 ottobre 2025. Il colloquio, risalente al 24 aprile 2026, riguarda informazioni e valutazioni sulla solidità degli elementi per un approfondimento giornalistico relativo al parlamentare di Fratelli d’Italia Gerolamo Cangiano.

Secondo i vertici della tv pubblica, Ranucci avrebbe accennato a contesti definiti inquietanti e proposto un incontro di persona per spiegare i dettagli, una condotta ritenuta in contrasto con i principi di fedeltà, riservatezza, imparzialità e prudente gestione delle informazioni non ancora rese pubbliche.

Le distanze dagli inviati storici di Report

Sul fronte interno alla trasmissione, il clima resta teso. Durante una puntata del programma Filorosso, l’inviato Giorgio Mottola ha dichiarato che al posto di Ranucci avrebbe fatto un passo indietro, definendo incomprensibile la sua presa di posizione nella vicenda Lavitola. Ranucci ha replicato sui social punto per punto, sostenendo che Mottola non sappia di cosa parla e rivendicando il doppio ruolo di autore e conduttore come lo stesso ricoperto per vent’anni da Milena Gabanelli.

Nel suo intervento il giornalista ha anche contestato le accuse di censura rivoltegli da Alberto Nerazzini e ha invitato Gian Gaetano Bellavia a verificare negli atti con quanta forza si sia battuto contro i tentativi di censura.

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