La procura di Milano frena le attese: “Nessun elemento per ribaltare la grazia a Nicole Minetti”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le roventi aspettative alimentate da giorni di indiscrezioni e accertamenti incrociati – che avevano portato gli inquirenti a varcare idealmente i confini nazionali per spingersi fino in Uruguay e Spagna – si sono scontrate ieri con la realtà gelida dei primi riscontri ufficiali. Al momento, stando a quanto filtra dagli uffici della Procura generale di Milano, non sarebbero emersi quegli elementi “significativi” in grado di scardinare il parere positivo già formulato sull’atto di clemenza firmato a febbraio dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Si tratta, va detto, di una fotografia scattata in un cantiere ancora aperto: i magistrati milanesi, che hanno condotto l’istruttoria supplementare avvalendosi anche della collaborazione dell’Interpol, ribadiscono con forza che le verifiche sono ben lontane dall’essere concluse.

Le verifiche internazionali e il ruolo dell’Interpol

Se da una parte, quindi, viene meno il terreno per un colpo di scena immediato – che avrebbe richiesto l’invio urgente di una nota di aggiornamento al ministero della Giustizia – dall’altra non si chiude ancora il sipario su questa vicenda giudiziaria tutt’altro che lineare. Le indagini, che si sono concentrate in particolare sulla regolarità della pratica di adozione seguita dalla stessa Minetti e dal suo compagno in Sud America, hanno restituito per ora un quadro privo di criticità macroscopiche. Fonti della Procura generale (diretta da Francesca Nanni, con il sostituto Gaetano Brusa in prima linea sulle delicate carte della grazia) hanno confermato che le risposte arrivate dall’organismo di polizia internazionale risultano in linea con quanto già emerso nella fase precedente all’atto di clemenza.

Le contestazioni del Fatto Quotidiano e lo “sgonfiamento” del teorema

Proprio questo allineamento di fondo tra i primi esiti degli accertamenti esteri e la documentazione che aveva sorretto la richiesta di grazia contribuisce a ridefinire i contorni del dibattito pubblico, ridimensionando di fatto la portata delle contestazioni sollevate nelle scorse settimane dal “Fatto Quotidiano”. Non a caso, negli ambienti giudiziari milanesi si parla ormai di un progressivo “sgonfiamento” del teorema accusatorio che aveva messo sotto la lente d’ingrandimento la condotta dell’ex consigliera lombarda e la sua vita all’estero. L’attenzione si concentra ora su due capitoli specifici dell’istruttoria: da un lato la certezza che non pendano procedimenti penali o denunce a carico di Minetti per favoreggiamento della prostituzione nei due Paesi iberici; dall’altro la verifica della “seria volontà di riscatto sociale”, un prerequisito essenziale ai fini della concessione della grazia.

Il quadro incompleto e le prossime mosse della procura

Tuttavia, nonostante il clima di parziale sollievo per la difesa dell’ex consigliera (la quale avrebbe dovuto scontare una pena complessiva di 3 anni e 11 mesi tra il caso Ruby bis e lo scandalo delle “spese pazze” in Regione), la prudenza resta la parola d’ordine in Procura. I magistrati attendono ancora documenti e delucidazioni che possano chiarire ogni aspetto del trasferimento e dell’assistenza del minore, le cui condizioni di salute – gravi e accertate – avevano costituito la leva umanitaria per richiedere l’intervento del Capo dello Stato. Se nel corso dei prossimi giorni emergessero anomalie finora sfuggite ai controlli, la Procura generale si troverebbe a dover riscrivere il proprio parere da inviare al Colle, ribaltando così un esito che al momento sembra orientato verso la conferma dello status quo.

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