Auto a nolo per le rapine a Roma, indagato il sistema dei prestanome
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Redazione Interno
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Le forze dell'ordine, dopo un'indagine protrattasi per sette mesi, hanno smantellato un gruppo criminale particolarmente attivo nell'hinterland della Capitale, i cui componenti, diciotto persone quasi tutte provenienti dal campo rom di via dei Gordiani, sono ritenuti responsabili di una lunga serie di reati. L'attività del sodalizio, che i carabinieri del nucleo operativo della compagnia Parioli hanno tenuto sotto osservazione dal settembre dello scorso anno, si distingueva per una frequenza impressionante di azioni delittuose, arrivando a mettere a segno, in alcuni periodi, fino a tre colpi al giorno. Le loro vittime designate erano spesso anziani, colti inermi nelle proprie abitazioni e minacciati con frasi sussurrate all'orecchio per terrorizzarli e impedire qualsiasi reazione, un modus operandi che è diventato il loro sinistro marchio di fabbrica.
Il metodo e le minacce
Le aggressioni, che in un anno hanno superato la quarantina, erano caratterizzate da una violenza più psicologica che fisica, sebbene non siano mancati episodi di percosse. «Giù la testa, girati, se mi guardi ti ammazzo»: erano queste le intimidazioni che gli anziani, sorpresi davanti ai televisori domestici, si sentivano ripetere per essere immobilizzati dalla paura. In altri casi, le minacce sono state ancora più esplicite, con i malviventi che, per zittire le vittime, pronunciavano frasi come «Se non smetti di gridare ti sparo. Ti ammazzo», dimostrando una freddezza calcolata finalizzata esclusivamente al conseguimento del bottino senza lasciare tracce identificative immediate.
L'organizzazione e i collegamenti
Quello che emerge dalle indagini non è l'azione sporadica di piccoli criminali, bensì un'organizzazione strutturata che, secondo gli investigatori, faceva capo a una base operativa localizzata nel campo nomadi di via dei Gordiani, un'area di sosta tra Tor Pignattara e Centocelle. Da lì, il gruppo pianificava le sue incursioni, alcune delle quali di notevole portata, come l'assalto al supermercato Pewecs di San Cesareo avvenuto in aprile. Per azioni di tale rilievo, che prevedevano di impadronirsi di un incasso di ventiseimila euro, la pianificazione partiva addirittura dal carcere, dove uno dei soggetti coinvolti coordinava i complici all'esterno, tra i quali figuravano anche donne, indicando un tentativo di dare alla banda un "salto di qualità" dopo il lungo stillicidio di rapine ai danni di privati.
Il sistema delle auto e l'ipotesi di riciclaggio
Parallelamente alla banda specifica, le indagini hanno portato alla luce un sistema criminale più ampio e sofisticato, che utilizza il mondo degli autonoleggi per fornire mezzi "puliti" a chi commette reati. Si sta esaminando, infatti, un vero e proprio metodo che si avvarrebbe di prestanome e società, le quali, secondo l'ipotesi investigativa, fornirebbero consapevolmente autovetture a noleggio per compiere rapine, furti e il trasporto di sostanze stupefacenti. Il sospetto è che diverse società di autonoleggio siano conniventi con i criminali, creando un circuito che permette di agire nell'ombra e di rendere più difficile l'identificazione da parte delle forze dell'ordine. A questo si accompagna l'ipotesi di reato di riciclaggio, poiché il denaro frutto delle attività illecite potrebbe essere reintrodotto nel circuito legale proprio attraverso queste imprese, che rappresentano l'ultimo, fondamentale tassello di un'operatività criminale ormai divenuta sistematica.




