Sal Da Vinci, il flop in radio e il crollo degli stream: a un mese da Sanremo 2026 la musica che vince non è quella dell’Ariston
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A un mese esatto dalla serata conclusiva del Festival di Sanremo 2026, il quadro che emerge dall’analisi dei dati di streaming e delle rotazioni radiofoniche – strumenti ormai imprescindibili per misurare il reato impatto commerciale di un brano – restituisce un’istantanea sorprendente, che ridisegna gerarchie apparentemente immutabili. La vittoria sul palco dell’Ariston, per quanto rappresenti ancora il traguardo più ambito della musica italiana, non si traduce più, come forse accadeva in passato, in un’automatica egemonia sulle piattaforme digitali e sulle frequenze. Se da un lato la vetrina sanremese garantisce ai trenta Big in gara un’esposizione mediatica immediata e senza pari, dall’altro la tenuta nel tempo – e oggi il tempo è quello delle playlist algoritmiche e delle preferenze del pubblico reale – racconta una storia profondamente diversa, fatta di ascolti che si frammentano e di un pubblico che sembra seguire logiche proprie, spesso disallineate rispetto al verdetto della sala stampa.
Prendiamo il caso più emblematico, quello di Sal Da Vinci. Il suo ‘Per sempre sì’, brano vincitore dell’edizione 2026 e destinato a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest, si trova oggi in una posizione paradossale. La canzone, che al momento della proclamazione sembrava destinata a un dominio incontrastato delle classifiche, è praticamente scomparsa dalle rotazioni radiofoniche: le emittenti, si legge nei report di settore, non la trasmettono più, relegandola ai margini di una programmazione che invece premia altri artisti. Non solo: la sua posizione nella Top 5 dei brani più trasmessi è un ricordo lontano, superato – e di gran lunga – da titoli che durante la settimana tipo dell’Ariston avevano raccolto consensi minori. A dominare la classifica delle radio, in questa fase post-festivalistica, sono invece Sayf e Samurai Jay, due nomi che rappresentano probabilmente quella fascia di pubblico più giovane e meno legata alla tradizione melodica che il vincitore, invece, incarna.
Il divario, del resto, emerge con altrettanta chiarezza dai numeri dello streaming. Se si guarda al dato aggregato dei 30 brani in gara a distanza di trenta giorni dalla chiusura della kermesse, si registra una frenata netta, un crollo verticale se paragonato ai volumi di ascolto accumulati nelle stesse finestre temporali delle edizioni precedenti. Il paragone, spietato per certi versi, viene fatto con i picchi raggiunti da Mahmood o da Olly in passato: artisti che erano riusciti a trasformare il palco dell’Ariston in un trampolino di lancio capace di sostenere ascolti nell’ordine delle centinaia di milioni di streaming nel breve periodo. Per l’edizione 2026, invece, i numeri parlano di una disaffezione che colpisce un po’ tutti i partecipanti, ma che si fa particolarmente pesante proprio per il primo classificato.
La classifica dei lettori e il ribaltamento delle gerarchie sanremesi
A confermare questo scollamento tra l’esito ufficiale della manifestazione e le preferenze effettive del pubblico che ascolta la musica a casa, arriva anche il risultato di un sondaggio che ha coinvolto i lettori, chiamati a esprimersi sulle canzoni che “restano davvero” dopo il passaggio a vuoto dell’effetto festival. In questa graduatoria parallela, costruita sulle preferenze di chi la musica la consuma quotidianamente, il primato cambia radicalmente. Al primo posto, con una percentuale di gradimento del 9,71%, troviamo Sayf con ‘Tu mi piaci tanto’, seguito da Ditonellapiaga e il suo ‘Che fastidio!’ all’8,82%, e da Fulminacci con ‘Stupida sfortuna’ all’8,53%. LDA e Aka 7even si attestano al 6,47% con ‘Poesie clandestine’, mentre Samurai Jay si piazza al 6,32% con ‘Ossessione’.
Sal Da Vinci, in questo contesto, si ritrova a condividere la quinta posizione – se si considera la classifica dei più votati – con Nayt, entrambi fermi al 4,85%. Un risultato che lo colloca ben lontano dalle vette raggiunte da altri artisti, i quali, pur non avendo vinto il Festival, sembrano aver costruito un rapporto più solido e duraturo con il pubblico. Seguono poi Levante (4,41%), Arisa (4,12%) e il duo Fedez-Masini (3,82%), a dimostrazione di come il gradimento post-Sanremo si distribuisca in modo polverizzato, premiando sonorità diverse e spesso più contemporanee rispetto a quelle del brano trionfatore.
Il disastro degli stream e la difficile tenuta dei Big dopo l’Ariston
Il confronto con il passato recente, quindi, non risparmia criticità. L’analisi dei flussi di ascolto sulle piattaforme digitali rivela una vera e propria emorragia di utenti nel mese successivo alla gara, un fenomeno che gli addetti ai lavori faticano a ricondurre a una sola causa. Da un lato, c’è la possibilità che la formula stessa dell’edizione 2026 abbia faticato a catalizzare l’attenzione oltre le serate televisive; dall’altro, emerge la difficoltà degli artisti più legati alla tradizione canora – tra i quali rientra a pieno Titolo Sal Da Vinci – di intercettare le playlist algoritmiche, quelle che oggi decidono la sopravvivenza commerciale di un singolo.
Se si guarda alla classifica stilata dai lettori, emerge un’ulteriore conferma: la canzone vincitrice non compare nemmeno tra le prime tre posizioni, mentre il gradimento si concentra su nomi che spesso hanno attraversato il Festival con minori riflettori accesi, ma che hanno saputo costruire un’identità sonora più aderente ai gusti correnti. Ditonellapiaga, Fulminacci e lo stesso Sayf rappresentano, in questo senso, una sintesi efficace di ciò che il pubblico under 35 cerca oggi nella musica italiana: immediatezza, testi diretti e produzioni che dialoghino con i generi urban e l’indie, senza però rinunciare a una scrittura curata.
La radio sceglie altri volti e il vincitore paga lo scotto della tradizione
Il caso di ‘Per sempre sì’ è forse il più indicativo di una trasformazione strutturale che riguarda l’intero ecosistema musicale post-festival. Il brano di Sal Da Vinci, per struttura e arrangiamento, appartiene a quella scuola melodica che storicamente ha sempre trovato nel pubblico della Rai e della radio una sponda naturale. Eppure, a un mese di distanza, sono i rapper e i cantautori della nuova generazione a spadroneggiare nelle playlist delle emittenti, quelli che durante la settimana di Sanremo erano stati accolti con un certo scetticismo dai puristi della kermesse.
Il dato, del resto, non è isolato. L’intera edizione 2026, a guardare i numeri aggregati, sembra aver segnato una brusca frenata rispetto alla capacità di tenuta che avevano dimostrato le edizioni immediatamente precedenti. I brani, con poche eccezioni, faticano a mantenere volumi di streaming costanti dopo la fase di picco, e il pubblico sembra aver già spostato la propria attenzione altrove, in un turnover sempre più rapido che premia chi riesce a rinnovarsi più velocemente. Per Sal Da Vinci, in attesa del palco dell’Eurovision, la strada si annuncia in salita: il consenso del pubblico internazionale è un’altra partita, ma la perdita di slancio sul mercato interno rappresenta un campanello d’allarme difficile da ignorare.




