Mondiali 2030, il rebus del ct e il rischio incombente sull'elezione di Malagò

Mondiali 2030, il rebus del ct e il rischio incombente sull'elezione di Malagò
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Redazione Sport Redazione Sport   -   La ripartenza del calcio italiano passa dai nomi, dal peso specifico delle figure che il neopresidente della Figc, Giovanni Malagò, ha scelto di mettere al timone del nuovo Club Italia. L'ufficialità dell'ingaggio di Paolo Maldini come direttore tecnico e di Leonardo come suo advisor, con un mandato quadriennale che guarda dritto al Mondiale del 2030, ha rappresentato un primo, fondamentale tassello di una complessa operazione di ricostruzione.

Dopo la terza mancata qualificazione consecutiva alla fase finale del Mondiale, la Federazione ha optato per una svolta dirompente, chiamando due ex bandiere del Milan a ricoprire ruoli di vertice nella gestione tecnica delle Nazionali, con l'obiettivo dichiarato di restituire centralità e competitività agli Azzurri.

Le dichiarazioni di Malagò, rilasciate a margine della Partita del Cuore a L'Aquila, hanno acceso i riflettori sul nodo più spinoso del suo progetto: la nomina del nuovo commissario tecnico.

Il presidente ha ribadito la volontà di procedere in totale sinergia con Maldini e Leonardo, sottolineando che la scelta sarà frutto di una condivisione che rappresenta un cambio culturale rispetto alle gestioni passate. L’elenco dei papabili è di altissimo profilo e include, come sogni o come obiettivi concreti, allenatori del calibro di Pep Guardiola, Roberto Mancini e Antonio Conte; ma è proprio in questo fervore di valutazioni che si inserisce un elemento di potenziale fragilità per il nuovo corso federale, legato alla stessa elezione di Giovanni Malagò.

Le ombre dello statuto: un’elezione da verificare

A gettare un'ombra sulla nascente era Malagò è un dettaglio tecnico di non poco conto, che rischia di trasformarsi in una grana giudiziaria. L'articolo 29 dello Statuto della Figc è chiaro nel prescrivere un requisito essenziale per chiunque ambisca a ricoprire cariche federali: si può essere eletti o nominati solo se in regola con il versamento dei contributi e, più in generale, se si è tesserati regolarmente con una Federazione.

In base a quanto riferito da alcune fonti, il neopresidente Giovanni Malagò potrebbe non essere in possesso di tale requisito al momento della sua elezione, sollevando un problema di legittimità che, se confermato, potrebbe minare alla base la sua autorità e l'intera operazione di rilancio della Nazionale.

Il casting per la panchina: tra sogni e realtà

Mentre aleggia il dubbio sullo status del presidente, il lavoro della nuova coppia dirigenziale prosegue a pieno ritmo. La pista che porta a Pep Guardiola è senza dubbio la più affascinante e, come sottolineato dallo stesso Malagò, va verificata in termini di compatibilità, disponibilità economica e profilo. Il legame di stima e amicizia che lega il tecnico catalano a Paolo Maldini, nato da un gesto di grande fair play nel 2009, potrebbe rappresentare un asso nella manica della Federazione per provare a convincere un tecnico abituato a vincere ai massimi livelli.

Tuttavia, le cifre in ballo e il progetto a lungo termine potrebbero non coincidere con le ambizioni del mister spagnolo, rendendo necessaria un'alternativa di pari spessore.

Sul tavolo dei candidati restano caldi i nomi di Roberto Mancini, da sempre il favorito dichiarato di Malagò, e di Antonio Conte, due profili che garantirebbero esperienza, carisma e una conoscenza profonda dell'ambiente azzurro. A scompaginare le carte, però, è stata la clamorosa ascesa di Andrea Pirlo, caldeggiata con forza da Maldini e Leonardo.

Il "Maestro", attualmente alla guida dello United FC di Dubai, è considerato dai due dirigenti il profilo ideale per incarnare la rinascita tecnica e culturale della Nazionale, unendo idee tattiche moderne a un carisma internazionale capace di ricostruire l'identità perduta. A completare il quadro delle valutazioni, spunta anche il nome di Stefano Pioli, allenatore con cui Maldini ha condiviso la conquista del campionato al Milan e che rappresenterebbe una scelta di continuità e di minore impatto economico.

Un progetto a quattro anni tra speranze e incognite

L’incarico affidato a Maldini e Leonardo ha una durata quadriennale e l'obiettivo è ambizioso: portare l'Italia al Mondiale del 2030, passando attraverso le tappe intermedie dell'Europeo e puntando a qualificare le giovanili ai Giochi Olimpici. Il progetto di Malagò è quello di riorganizzare il Club Italia come una vera e propria società professionistica, separando la guida politica dalla gestione tecnica e affidando a due figure di indubbio spessore il compito di selezionare collaboratori e allenatori per l'intera filiera azzurra.

Il rebus relativo alla sua elezione, qualora si rivelasse fondato, rappresenterebbe però un ostacolo di non facile soluzione, capace di gettare nello sconcerto un ambiente che, forse per la prima volta dopo anni di delusioni, aveva ritrovato un barlume di entusiasmo e prospettiva.

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