L'ultima ragazza di Crans-Montana lascia il Niguarda: per Francesca Nota 224 giorni di ospedale
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Redazione Interno
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Il ritorno a casa è avvenuto all'indomani della notte delle stelle cadenti, quella in cui, tradizione vuole, si esprimano i desideri. E per Francesca Nota, la diciassettenne milanese che era rimasta ricoverata al Niguarda più a lungo di tutti gli altri giovani coinvolti nell'incendio di Capodanno a Crans-Montana, quel desiderio si è avverato. La sua voce, al telefono, racconta una gioia che travolge a ogni parola, quella di chi si è svegliato per la prima volta dopo mesi nella propria camera, circondato dai propri spazi e dai pensieri degli amici che non l'hanno mai dimenticata.
Il ponte aereo e i giorni dell'emergenza
Era il 3 gennaio, un gelido sabato pomeriggio, quando Francesca arrivò in elicottero da Zurigo all'ospedale Niguarda di Milano, la più grave tra gli italiani rimasti feriti nel rogo che sconvolse la stazione sciistica svizzera. Due ore prima era atterrata Sofia, sua amica e compagna di classe al liceo Virgilio, e nei dieci giorni successivi il ponte aereo portò a casa tutti i dodici ustionati gravi, dieci dei quali ragazzini.
Per Francesca, però, la strada verso la guarigione sarebbe stata più lunga e impervia: ben 224 giorni, durante i quali è stata sottoposta a cinquanta interventi chirurgici, per affrontare le conseguenze di quelle fiamme che hanno trasformato una notte di festa in un incubo collettivo.
La cameretta e il cielo di Milano
La sua stanza, nel frattempo, era rimasta identica a come l'aveva lasciata prima di partire per Crans-Montana, con un solo, significativo aggiornamento voluto dalla famiglia: delle lucine a led sul soffitto e un angolo "chill" con un grande cuscinone, per accoglierla al meglio. E quando ha potuto finalmente alzare lo sguardo verso l'alto, uscendo dall'ospedale, la prima cosa che ha colpito Francesca è stata la volta celeste, un cielo che per sette mesi e mezzo aveva potuto vedere solo attraverso i vetri di una camera di degenza.
La sua gioia, come ha raccontato il padre, si mescola a lacrime di commozione per un traguardo che sembrava lontanissimo, mentre la cameretta è ormai sommersa dai peluche ricevuti in dono da amici e da persone che prima non la conoscevano ma che hanno voluto starle vicino.
La presa in carico e il commento di Bertolaso
A osservare il valore simbolico di questa dimissione è stato anche l'assessore lombardo al Welfare, Guido Bertolaso, che ha sottolineato come il rientro della ragazza sia avvenuto proprio all'indomani della notte delle stelle cadenti. Un parallelismo che, nelle parole del rappresentante della Regione, acquista un significato particolare perché il desiderio di Francesca si è avverato dopo una battaglia lunga e dolorosa, durante la quale l'ospedale Niguarda ha rappresentato non solo un centro di cura ma un vero e proprio baluardo contro la disperazione.
La presa in carico dei giovani ustionati, molti dei quali minorenni, ha richiesto un impegno straordinario da parte di tutto il personale sanitario, impegnato a gestire le complesse conseguenze di un incendio che ha lasciato cicatrici profonde, non solo fisiche, su un gruppo di adolescenti che si apprestavano a festeggiare l'arrivo del nuovo anno.
"Posso dire che questo ritorno a casa me lo sono sudato?", ha chiesto Francesca con la voce che rideva al telefono, dopo essersi svegliata da un sonno di un'ora, crollata per la stanchezza e l'emozione di un pomeriggio indimenticabile. La sua è l'ultima storia, in ordine di tempo, a chiudersi tra quelle dei ragazzi di Crans-Montana, un capitolo che si conclude con il rientro tra le mura domestiche della persona che aveva pagato il prezzo più alto in termini di giorni di degenza e interventi subiti.
Ora che l'incubo ospedaliero è finito, per Francesca si apre una nuova fase, fatta di recupero e di lenti ritorni alla normalità, con lo sguardo rivolto a quel cielo che, finalmente, ha potuto rivedere senza filtri.
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