Piano di Trump per Gaza respinto: il “flop of peace” dopo gli annunci
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Redazione Esteri
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Il piano di Trump per Gaza è stato respinto da Israele dopo una serie di annunci che avevano presentato il progetto come possibile svolta per il conflitto. Donald Trump aveva definito “l’accordo del secolo” il piano firmato dal direttore del Board of Peace, il bulgaro Nikolay Mladenov, che prevedeva il disarmo di Hamas e che, almeno sulla carta, era stato approvato da Israele e Hamas il 31 luglio. La successiva presa di posizione israeliana ha però aperto una nuova fase di incertezza intorno all’intesa, indicata come un possibile percorso per Gaza ma poi contestata.
Il piano per Gaza e il nodo del disarmo di Hamas
Il progetto elaborato dal Board of Peace stabiliva che Hamas consegnasse tutte le armi, elemento centrale dell’accordo proposto dall’amministrazione legata a Trump. Proprio il disarmo del gruppo è diventato il punto più delicato della trattativa, perché il governo israeliano ha ribadito di non voler accettare un accordo per il cessate il fuoco a Gaza che non includa questa condizione. Il piano, presentato con l’obiettivo di definire una soluzione per il territorio, si è quindi trovato al centro di posizioni divergenti tra gli attori coinvolti.
Secondo quanto riportato, l’altroieri Israele ha respinto il piano nonostante i precedenti segnali di approvazione formale da parte delle due parti indicati nel documento. La distanza tra gli annunci iniziali e la posizione successiva di Israele ha trasformato quello che era stato presentato come un passaggio decisivo in una situazione caratterizzata da nuove tensioni. Il termine “flop of peace” viene utilizzato per descrivere proprio questo cambio di scenario, con un accordo annunciato e poi messo in discussione.
Netanyahu, il confronto con Washington e le trattative dietro le quinte
A Washington sembrano applicare una valutazione diversa rispetto alle parole del premier israeliano Benyamin Netanyahu, che ha chiarito pubblicamente la sua contrarietà al piano per Gaza in 15 punti elaborato dal Board of Peace di emanazione trumpiana. Tuttavia, dietro le dichiarazioni ufficiali, alcune fonti riferiscono che Netanyahu avrebbe detto a Jared Kushner di essere disposto a dare una possibilità al piano di disarmo di Hamas proposto da Trump. Il confronto resta quindi legato alla possibilità di trovare un punto di equilibrio tra le condizioni israeliane e il progetto presentato dal BoP.
Nikolai Mladenov, direttore generale del Board of Peace, era stato in Israele la settimana precedente e aveva incontrato Netanyahu, portando avanti i contatti sul piano. Le informazioni disponibili indicano una differenza tra il rifiuto espresso pubblicamente dal premier israeliano e la disponibilità riferita da alcune fonti a valutare il progetto in determinate condizioni. Il tema centrale rimane il futuro del piano per Gaza e il ruolo del disarmo di Hamas all’interno di qualsiasi possibile accordo.
Il colloquio in Iran e gli sviluppi collegati alla crisi regionale
Nello stesso quadro internazionale, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha riferito di aver avuto un incontro di sette ore con Mojtaba Khamenei, durante il quale sono state affrontate le principali questioni del Paese. Il colloquio è stato raccontato mentre persiste il giallo sulla sorte della guida suprema iraniana Ali Khamenei, nonostante un video diffuso nei giorni scorsi anche dalla televisione di Stato. Pezeshkian ha indicato l’incontro come un confronto importante sulle questioni interne dell’Iran.
Gli sviluppi sul piano di Trump per Gaza si intrecciano quindi con dichiarazioni e posizioni provenienti da diversi attori della regione. Da una parte resta il confronto sul progetto del Board of Peace e sulla richiesta del disarmo totale di Hamas, dall’altra emergono contatti e dichiarazioni che mostrano una fase ancora aperta. La posizione di Netanyahu continua a essere legata alla richiesta di sicurezza e al rifiuto di un accordo che non includa la condizione indicata sul gruppo palestinese.
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