Un nuovo sito nucleare nel mirino, l’esplosione a Fordow e i B-1 con le bunker buster nel Regno Unito
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Redazione Esteri
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L’escalation militare che coinvolge gli Stati Uniti e Israele contro la Repubblica Islamica dell’Iran ha visto nelle ultime ore una molteplicità di eventi concatenati, i quali, letti insieme, disegnano una strategia volta a erodere sistematicamente le difese e i programmi sensibili di Teheran. Se da un lato le Forze di Difesa israeliane hanno ufficialmente rivendicato un attacco condotto contro il comprensorio di Taleghan, descrivendolo come un tassello fondamentale del cosiddetto Progetto AMAD per lo sviluppo di capacità nucleari, dall’altro l’attenzione degli analisti si è concentrata sulle drammatiche immagini satellitari che ritraggono il sito di Parchin. Le fotografie, scattate da società commerciali e diffuse nelle ultime ore, mostrano quella che sembrerebbe l’efficacia di un bombardamento condotto con ordigni specificamente progettati per la penetrazione profonda. I crateri e i danni riportati sul tetto di un edificio all’interno della base, noto come struttura di Taleghan 2, sarebbero coerenti con l’impatto di munizioni della famiglia GBU-57, le cosiddette “bunker buster”.
Parallelamente a questi sviluppi, una fonte saudita citata dall’emittente pubblica israeliana Kan ha riferito di una violenta esplosione divampata all’interno dell’impianto nucleare di Fordow. Quest’ultimo, situato in una zona montuosa non lontano dalla città santa di Qom, rappresenta da anni l’obiettivo più complesso per qualsiasi pianificazione offensiva. La sua peculiarità, come noto agli esperti di proliferazione, risiede nella collocazione geologica: i tunnel e le sale di arricchimento sono scavati per centinaia di metri all’interno di una montagna, una protezione naturale che lo rende virtualmente invulnerabile alla maggior parte dell’arsenale convenzionale. Nato come installazione militare del delle Guardie della Rivoluzione Islamica, Fordow fu rivelato ufficialmente solo nel 2009, quando Teheran ne comunicò l’esistenza e la conversione a uso nucleare all’Agenzia internazionale per l'energia atomica. Colpire un simile bersaglio richiede una potenza di fuoco e una precisione che, secondo le analisi difensive, solo ordigni come il GBU-57 Massive Ordnance Penetrator possono garantire, sebbene anche per questi ultimi la profondità di Fordow rappresenti una sfida tecnica estrema.
La postura strategica e il dispiegamento dal Regno Unito
A confermare indirettamente la natura e la portata delle operazioni in corso è il quadro logistico che emerge dalle basi alleate. Giornalisti e team televisivi presenti sul posto hanno documentato la movimentazione di consistenti stock di munizioni anticarro nella base britannica di RAF Fairford, dove tre bombardieri strategici B-1B Lancer sono stati fatti rientrare dopo quella che viene descritta come la prima missione offensiva contro l’Iran lanciata dal suolo del Regno Unito. Le immagini mostrano chiaramente le squadre a terra intenta a caricare sugli aerei bombe penetratrici equipaggiate con kit JDAM, i sistemi di guida di precisione che trasformano ordigni a caduta libera in armi intelligenti in grado di centrare obiettivi fortificati. Questa attività, peraltro visibile all’esterno del perimetro della base, assume un significato preciso in termini di comunicazione strategica: Washington intende mostrare apertamente la propria capacità di proiettare potenza e di rifornire in tempi brevi i mezzi impiegati negli attacchi, i quali operano ormai con un livello di supremazia aerea tale da poter volare relativamente vicino ai bersagli senza il timore di essere contrastati dalle difese antiaeree iraniane.
La scelta di impiegare il B-1B, un velivolo non stealth ma dall’enorme capacità di carico, piuttosto che il più furtivo B-2, suggerisce che la fase iniziale di soppressione delle difese nemiche abbia avuto successo. L’utilizzo di bombe JDAM, che richiedono un rilascio a distanza relativamente ravvicinata rispetto ai missili da crociera, implica la certezza di poter operare nello spazio aereo iraniano con un margine di rischio accettabile. D’altra parte, per obiettivi come Fordo o i centri di ricerca interrati, il Pentagono aveva già fatto ricorso in passato ai B-2 Spirit, gli unici certificati per trasportare le enormi GBU-57 da quattordici tonnellate, capaci di penetrare decine di metri di calcestruzzo armato prima di esplodere. Le stesse immagini dei danni a Parchin, dove gli edifici erano stati rinforzati con gettate di cemento e ricoperti di terra, suggeriscono l’utilizzo di una combinazione di questi vettori o, in alternativa, la tecnica del “colpo ripetuto” in cui più bombe di minor calibro vengono fatte cadere in sequenza sullo stesso punto per forare la copertura.
L’inasprimento delle rivendicazioni e il contesto bellico
Il quadro che ne deriva è quello di un conflitto che, giunto al tredicesimo giorno, non accenna a diminuire d’intensità. Il governo israeliano, attraverso i suoi canali ufficiali, ha ribadito la necessità di colpire le infrastrutture che Teheran avrebbe tentato di riattivare o ricostruire dopo precedenti raid, come quello dell’ottobre 2024 sempre contro il comprensorio di Taleghan. La narrazione fornida dall’IDF si concentra sulla precisione delle informazioni di intelligence, le quali avrebbero permesso di localizzare gli scienziati e le nuove linee di assemblaggio dopo i precedenti smantellamenti. Queste operazioni, secondo fonti militari, mirano a degradare in maniera permanente le ambizioni nucleari della Repubblica Islamica, impedendo quella che viene definita una minaccia esistenziale.
Sul terreno, la risposta iraniana si è concretizzata in azioni di diversa natura, tra cui il sequestro di una petroliera battente bandiera delle Isole Marshall e collegata a interessi statunitensi, avvenuto nel Golfo dopo che l’imbarcazione avrebbe ignorato gli avvertimenti dei pasdaran. Le tensioni si estendono ormai a tutto il Medio Oriente, con gli Emirati Arabi Uniti che hanno reso noto il numero di missili balistici e droni intercettati dal proprio territorio, e il Libano che conta centinaia di vittime a causa dell’allargamento degli scontri. Sul fronte diplomatico, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica si trova in una posizione di stallo: Teheran, per bocca del capo dell’Organizzazione per l'energia atomica, Mohammad Eslami, ha ribadito che la cooperazione con gli ispettori è ridotta ai minimi termini, limitandosi alla centrale di Bushehr e al reattore di ricerca di Teheran, a causa del mancato condanna, da parte dell’AIEA, dei bombardamenti statunitensi contro i suoi siti nucleari.




