Attacco Usa all'Iran, le bombe "bunker buster" colpiscono il sito nucleare di Fordow
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Redazione Esteri
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Sei crateri, profondi e ben definiti, segnano ora il paesaggio del sito nucleare iraniano di Fordow, come rivelano le immagini satellitari diffuse dalla statunitense Maxar Technologies. Le fotografie, che mostrano anche una distesa di polvere grigia e detriti lungo il fianco della montagna, confermano l’efficacia dell’attacco condotto dagli Stati Uniti nella notte, il primo in cui sono state impiegate operativamente le temute bombe "bunker buster".
Queste munizioni, tecnicamente designate come GBU-57, pesano 13 tonnellate e raggiungono i 6,6 metri di lunghezza, caratteristiche che le rendono ideali per colpire strutture sotterranee fortificate. Fordow, costruito all’interno di una montagna e finora considerato quasi invulnerabile, era da tempo nel mirino di Washington, che lo ritiene una minaccia per la stabilità regionale. "Abbiamo devastato il programma nucleare iraniano", ha dichiarato il segretario alla difesa Pete Hegseth, senza però garantire che gli impianti siano stati completamente neutralizzati.
Oltre a Fordow, anche gli stabilimenti di Natanz e Isfahan sono stati presi di mira da un’ondata di attacchi che ha incluso l’uso di 14 bombe GBU-57 e 30 missili Tomahawk lanciati da sottomarini. Sebbene le autorità iraniane abbiano cercato di minimizzare i danni, attribuendo le colonne di fumo visibili nei video diffusi da Irna a un incendio in una base militare vicina, le immagini satellitari lasciano pochi dubbi sulla portata dell’operazione.




