Attacco Usa all'Iran, le bombe "bunker buster" colpiscono per la prima volta il sito nucleare di Fordow

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sei crateri, ben visibili nelle immagini satellitari, segnano il punto in cui le bombe americane hanno colpito il sito nucleare iraniano di Fordow, scavato nelle viscere di una montagna e finora considerato quasi invulnerabile. Le fotografie, diffuse dalla società Maxar Technologies, mostrano detriti e polvere grigia sparsi lungo il pendio, testimonianza della potenza degli ordigni utilizzati. Si tratta delle GBU-57, meglio note come "bunker buster", munizioni da 13 tonnellate e 6,6 metri di lunghezza, impiegate per la prima volta in un’operazione reale dopo anni in cui erano state valutate come l’unica arma in grado di penetrare strutture sotterranee come quelle di Fordow.

Stando alle dichiarazioni del segretario alla difesa americano Pete Hegseth, gli Stati Uniti hanno sferrato un attacco massiccio con 75 ordigni, tra cui 14 bombe GBU-57 e 30 missili Tomahawk lanciati da sottomarini. "Abbiamo devastato il programma nucleare iraniano", ha affermato Hegseth, sebbene restino dubbi sull’effettiva neutralizzazione degli impianti di arricchimento dell’uranio a Natanz, Fordow e Isfahan. Le autorità iraniane, dal canto loro, hanno cercato di sminuire i danni: un video diffuso dall’agenzia Irna ritrae una colonna di fumo in un’area vicina a Fordow, mentre Nour News, citando il vice governatore della provincia di Qom, ha attribuito il fumo a un incendio in una base militare, negando ogni collegamento con il sito nucleare.

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