Il dipolematico americano approva vendite record per 8,6 miliardi in medio oriente e il Pentagono ridispiega i soldati dalla Germania
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Redazione Esteri
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Il Dipartimento di Stato, scavalcando i normali tempi di revisione parlamentari che avrebbero inevitabilmente dilatato i tempi di esecuzione, ha dato il via libera a un pacchetto complessivo di vendite militari verso il medio oriente per un ammontare che supera gli 8,6 miliardi di dollari. Una procedura d’urgenza, quella adottata, che rivela come l’amministrazione, alle prese con un’escalation già in corso, abbia deciso di accelerare i rifornimenti verso i propri alleati storici senza attendere il tradizionale vaglio del Congresso. Del resto, il contesto regionale – segnato da operazioni militari iniziate lo scorso 28 febbraio da Stati Uniti e Israele – imponeva scelte rapide: le forniture, si legge nei documenti, riguardano missili, manutenzione dei sistemi di difesa aerea Patriot e tecnologie di gestione del combattimento. E non si tratta di singole cessioni marginali, bensì di un’architettura complessa di contratti che coinvolgono direttamente il Qatar, il Kuwait e Israele.
Milano di dollari per missili Patriot, APKWS e sistemi IBCS
Nel dettaglio, il Qatar si aggiudica la fetta più consistente dell’intero pacchetto: circa 4,01 miliardi di dollari destinati a missili terra-aria e alla manutenzione dei propri sistemi Patriot, ai quali si sommano altri 992 milioni per i missili guidati APKWS, una tipologia di armamento capace di trasformare razzi non guidati in munizioni di precisione. Il Kuwait, da parte sua, riceverà 2,5 miliardi di dollari per il sistema IBCS (Integrated Battle Command System), una piattaforma che integra sensori e lanciatori in una rete unica. Israele, infine, ottiene un’altra tranche da 992 milioni di dollari – anche in questo caso per i missili APKWS – a riprova della continuità nei flussi di armi verso Tel Aviv. Queste cifre, rese pubbliche mentre le navi cargo scaricavano tonnellate di equipaggiamenti nei porti di Haifa e Ashdod, raccontano di una logistica che non conosce pause: lo scorso 30 aprile, lo stesso ministero della Difesa israeliano ha confermato l’arrivo di 6.500 tonnellate di materiale bellico statunitense, tra cui migliaia di munizioni aeree e terrestri, camion militari e veicoli corazzati JLTV.
Il Pentagono valuta il ritiro di 5mila uomini dalla Germania e l’allarme sulle scorte missilistiche
Mentre le navi attraccavano, il Pentagono avrebbe messo a punto un piano per ridistribuire il proprio dispositivo in Europa, con l’ipotesi – suffragata da fonti non ancora ufficiali – di ritirare circa 5mila soldati dalla Germania. Una mossa che, se confermata, modificherebbe l’equilibrio delle forze Nato sul fianco orientale, proprio mentre il Financial Times riferisce di avvertimenti americani a Regno Unito, Polonia, Lituania ed Estonia: preparatevi a lunghi ritardi nelle consegne di armi. Il motivo, spiega il quotidiano economico, risiede nell’intensità del conflitto in corso contro l’Iran, un’operazione che sta prosciugando gli arsenali statunitensi a un ritmo superiore alle previsioni. Un ex funzionario dell’amministrazione precedente ha confidato al giornale che l’attuale presidente, Donald Trump, starebbe considerando l’eventualità di “sacrificare” le priorità europee – compreso il sostegno all’Ucraina – per concentrare le scorte rimanenti sul medio oriente e sull’area indo-pacifica.
«Atto di tradizione» non dire che stiamo vincendo: la tensione con Teheran resta altissima
A Teheran, intanto, la retorica dello scontro imminente si fa concreta: fonti vicine ai pasdaran hanno lasciato intendere che una nuova guerra con gli Stati Uniti è “probabile”, quasi inevitabile, data la mole di armamenti sbarcati nei porti israeliani. Donald Trump, intervenuto in Florida dopo che la sua amministrazione ha notificato al Congresso la fine delle “ostilità” con l’Iran – quelle stesse ostilità iniziate il 28 febbraio – ha definito “un atto di tradimento” qualsiasi dichiarazione secondo cui gli Stati Uniti non starebbero “vincendo” il confronto in corso. La Cnn ha ripreso le sue parole, senza che il presidente fornisse elementi per quantificare quella vittoria. Nel frattempo, le navi continuano a scaricare, i missili Patriot vengono ridistribuiti, e l’Europa – dalla Polonia ai Paesi baltici – riceve la comunicazione di dover attendere, mentre i 5mila soldati americani potrebbero presto lasciare la Germania per una destinazione ancora non comunicata.




