Gas e petrolio, scatto al rialzo: le tensioni nel Golfo Persico fanno salire le quotazioni
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Redazione Economia
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Mentre le principali Borse europee vivono una seduta tutto sommato tranquilla, il mercato dell'energia si conferma il principale terminale degli effetti delle rinnovate tensioni geopolitiche nell'area del Golfo Persico. Le impennate registrate in queste ore sono piuttosto decise, sia per il gas naturale che per il petrolio; i dati di mercato mostrano un incremento che per il metano supera il 5% mentre per il greggio si attesta oltre il 4%, segnali di un nervosismo diffuso tra gli operatori del settore che temono ripercussioni sulla regolarità dei flussi energetici globali.
L'epicentro di questa nuova ondata di rialzi va ricercato nelle ultime evoluzioni del conflitto che oppone gli Stati Uniti e l'Iran, una partita che ha riaperto gli scenari di rischio più cupi per lo snodo marittimo più strategico del pianeta.
Gas naturale ai massimi da tre mesi
Sul mercato di Amsterdam, dove ha sede il Title Transfer Facility (TTF) che rappresenta il principale hub di riferimento per il gas naturale in Europa, la seduta si è chiusa con un balzo importante del future con consegna ad agosto. Le contrattazioni hanno portato il prezzo del metano a 51,4 euro al Megawattora (MWh), registrando un incremento del 5,7% in una sola giornata.
Si tratta della quotazione più alta raggiunta dal 19 maggio scorso, un livello che era stato toccato prima che le scorte e la domanda estiva spingessero il prezzo su sentieri più defilati.
La natura di questo movimento, come sempre quando si parla di materie prime energetiche, ha una componente speculativa che non va sottovalutata; gli operatori tendono a prezzare il rischio di interruzioni della supply chain e per questo motivo il premio al rischio viene incorporato nei contratti future, che sono accordi standardizzati per la compravendita di una data quantità di gas a un prezzo stabilito in partenza.
Petrolio oltre i 75 dollari
Analoga, se non più marcata, la dinamica osservata per il petrolio, che ha registrato un'accelerazione analoga in entrambi i principali benchmark internazionali. Sul mercato di New York, il West Texas Intermediate (WTI) con consegna ad agosto ha guadagnato il 4,55%, fissandosi a 74,66 dollari al barile e superando nel corso della giornata quota 75 dollari, una soglia psicologica che non veniva toccata da diverso tempo.
Non è andata diversamente per il Brent, il greggio di riferimento per il mercato europeo, che con consegna a settembre ha messo a segno un +4,47% arrivando a quota 79,41 dollari al barile. Questi movimenti, sebbene legati a fattori contingenti, innescano meccanismi di rialzo che potrebbero riverberarsi a cascata su molti altri settori, a cominciare da quelli più energivori.
Lo Stretto di Hormuz nel mirino
Le ragioni di questo scatto, e in particolare il superamento del livello di guardia dei 75 dollari per il greggio, sono da ricercare nella tensione crescente intorno allo Stretto di Hormuz. Questa via d'acqua, situata tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman, è considerata uno dei punti nevralgici del commercio energetico mondiale; ogni giorno vi transitano circa un quinto del petrolio globale e un terzo del gas naturale liquefatto.
Secondo le ricostruzioni fornite dai media internazionali, la tensione è salita dopo che il presidente Donald Trump ha ordinato nuovi bombardamenti in risposta ad attacchi iraniani contro navi mercantili, con una escalation che ha di fatto vanificato il Memorandum d'intesa siglato il 17 giugno scorso.
Nelle ultime ore si è assistito a una brusca riduzione dei transiti nello Stretto, con un calo stimato attorno al 52% rispetto alla settimana precedente; si segnala addirittura che da domenica sera il passaggio delle navi commerciali sarebbe stato completamente azzerato, fatta eccezione per poche unità che viaggiano a transponder spenti, una pratica che nelle rotte di guerra è sintomo di grande pericolo.
Il rischio di un allargamento del conflitto
La situazione si è ulteriormente complicata dopo che il governo iraniano ha dichiarato che il passaggio nello Stretto "al momento" non è più possibile a causa dei movimenti militari statunitensi nella regione. L'ombra di un allargamento del conflitto è resa più concreta dalle minacce lanciate dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane, che hanno annunciato di aver già colpito basi militari statunitensi in Giordania, Bahrein e Kuwait, minacciando di coinvolgere Arabia Saudita e Qatar in caso di ulteriore escalation.
A ciò si aggiungono le tensioni in Yemen, dove gli Houthi, sostenuti da Teheran, hanno accusato l'Arabia Saudita di aver bombardato l'aeroporto di Sana'a, facendo così collassare la tregua che dal 2022 teneva in scacco la guerra civile yemenita.
L'incertezza sull'evoluzione di questo quadro, con l'Iran che mette in guardia i Paesi della regione dal collaborare con gli Stati Uniti, continua a tenere banco sui mercati, dove gli investitori sanno bene che ogni colpo di scena in quelle acque si trasforma, immancabilmente, in un rincaro dell'energia per milioni di consumatori.




