Sequestrato un locale nel centro di Milano, discoteca abusiva e pericolosa nel seminterrato
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Redazione Interno
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Un'apparente normalità in superficie, quella di un cocktail bar affacciato su una delle vie più animate di Porta Venezia, nascondeva infatti una realtà sotterranea e illegale. Nel seminterrato del COA, in via Lecco, è stata allestita una discoteca che operava al di fuori di ogni controllo, priva delle autorizzazioni necessarie per l'intrattenimento danzante e, soprattutto, in violazione plateale di ogni norma sulla sicurezza delle persone. La polizia locale, nel corso di un controllo, ha infatti constatato come l'unico accesso a quel sottosuolo affollato fosse una scala a chiocciola, una soluzione strutturale che di fatto trasformava lo spazio in una potenziale trappola, priva di vie di fuga adeguate e alternative in caso di emergenza. L'assenza di un progetto antincendio approvato completava un quadro di gravissime negligenze, dove la ricerca del profitto ha scavalcato, in modo irresponsabile, il dovere primario di garantire l'incolumità pubblica.
L'effetto dei controlli dopo la strage in Svizzera
L'intervento delle forze dell'ordine milanesi, culminato con la chiusura e il sequestro preventivo dell'esercizio, si inserisce in un contesto di vigilanza rafforzata sui locali notturni. Tale giro di vite, per quanto dovuto in via permanente, ha trovato un'accelerazione e una rinnovata attenzione dopo la tragedia che ha colpito il bar Le Constellation di Crans-Montana nella notte di Capodanno. Quell'evento, che ha causato la morte di numerose persone, ha riaperto con drammatica urgenza il dibattito sulla sicurezza dei luoghi di aggregazione, spingendo molte amministrazioni a intensificare le verifiche. A Milano, l'attenzione si è concentrata su quegli esercizi che, come il COA, potevano celare criticità strutturali o gestionali, dimostrando come il rispetto delle norme non sia una mera formalità burocratica ma una questione di vita o di morte.
Una vicenda giudiziaria già segnata da provvedimenti
La storia della discoteca abusiva del COA non è, del resto, frutto di un singolo episodio. Le prime indagini della polizia locale risalgono già al 2024, a seguito delle quali la Procura aveva emesso due distinti provvedimenti per fermare l'attività illegale. Nel corso del 2025, le autorità avevano perfino intimato, tramite un ordine di immediata cessazione, la chiusura della pista da ballo clandestina. Un comando che il titolare del locale ha scelto di ignorare, continuando a far ballare oltre un centinaio di persone in una situazione di evidente pericolo. Questa reiterata condotta, che mostra un disprezzo consapevole per le disposizioni delle autorità e per la sicurezza degli avventori, ha costituito la base per l'ultimo, definitivo intervento di sequestro.
I rischi concreti di una gestione irresponsabile
Oltre alla questione delle autorizzazioni mancanti, ciò che emerge con chiarezza dalle perizie è il concreto fattore di rischio creato dalla gestione del locale. Concentrare decine di persone in uno spazio interrato, raggiungibile solo attraverso un passaggio angusto e tortuoso come una scala a chiocciola, rappresenta una scelta gravissima. In caso di panico, di principio d'incendio o di qualsiasi altra evenienza che richieda una evacuazione rapida, quella struttura si sarebbe trasformata in un collo di bottiglia letale, impedendo una fuga ordinata e velocissima. La cronaca nera, purtroppo, offre troppi esempi di simili dinamiche, che portano a esiti tragici. L'azione repressiva delle forze dell'ordine, in questi casi, assume il valore di una prevenzione necessaria, volta a scongiurare sul nascere il verificarsi di disastri annunciati, interrompendo sul nascere pratiche di gestione che mettono a repentaglio la vita delle persone.




