25 aprile a Milano, la Brigata ebraica espulsa dal corteo tra cori antisemiti e la scorta della polizia
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Redazione Interno
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«Fuori, fuori». Il ritornello, che trasforma una ricorrenza solenne in un ring a cielo aperto, risuona tra le vie del centro. Succede a Milano, durante il corteo per l’81esimo anniversario della Liberazione: un nutrito gruppo di manifestanti filopalestinesi, con il volto spesso semicoperto e una rabbia che pareva distillata da ore di attesa, ha preso di mira la Brigata Ebraica. Quest’ultima, presente con i propri stendardi e con la stella di David ben in vista – simbolo tanto identitario quanto, in questo frangente, diventato detonatore di una crisi –, non è riuscita nemmeno a integrarsi nel serpentone principale partito da Porta Venezia. Le urla si sono fatte via via più aggressive: «Assassini», hanno gridato, costringendo la Brigata a fermarsi. Poi lo scontro verbale è degenerato in un vero e proprio blocco umano, con attivisti che hanno impedito fisicamente il passo.
L’intervento delle forze dell’ordine e la messa in sicurezza
A quel punto, quando la tensione era ormai alle stelle, sono intervenuti gli agenti in tenuta antisommossa. Non per disperdere i contestatori, stando a quanto ricostruito, ma per permettere alla Brigata ebraica di uscire dal corteo. Una scorta, quella della polizia, che ha accompagnato i rappresentanti lontano dal cuore della manifestazione, verso una via laterale, dove hanno potuto mettersi al riparo. Il tutto mentre un gruppo di giovani di Forza Italia, che sfilava poco distante in via Senato (nei pressi dell’Archivio di Stato), subiva la stessa sorte: fischi, spinte, e l’intimazione a uscire, seguita anche per loro da un allontanamento protetto dalle stesse forze dell’ordine.
La denuncia di Emanuele Fiano: «Saponette mancate»
A raccogliere il clima di odio è stato, con parole nette, l’esponente del Partito Democratico Emanuele Fiano. “Ci hanno urlato ‘siete saponette mancate’”, ha denunciato, riferendo l’insulto a sfondo antisemita che pochi istanti prima era stato rivolto ai membri della Brigata. Fiano, visibilmente scosso, ha poi aggiunto, quasi a mo’ di interrogatorio retorico: “Siamo stati cacciati dal corteo perché abbiamo sulle nostre bandiere la stella di David? Perché difendiamo il diritto di Israele a esistere? Perché rivendichiamo il valore storico della Brigata ebraica, che combatté contro il nazifascismo? Non lo so”. Le sue domande restano senza risposta, ma fotografano una frattura che ormai non è più solo politica: è diventata, in piena celebrazione della Liberazione, una ferita sul campo.
Un corteo che si spezza: le tre direzioni della discordia
La partenza, fissata per le 14.30 da Porta Venezia, aveva promesso una grande convergenza. Anpi, associazioni di ex combattenti e deportati, gonfaloni dei comuni, sindacati e partiti del centrosinistra: decine di migliaia di persone si aspettavano un’unica, compatta marcia verso piazza Duomo. Ma è accaduto il contrario. Dal serpentone principale si sono staccati due rami separati: il Coordinamento per la Pace, che ha scelto di concludere in piazza San Fedele; e il fronte filopalestinese, affiancato da alcuni centri sociali, che ha invece deviato verso piazza Fontana. Una tripartizione di fatto, che ha trasformato ciò che doveva essere un simbolo di unità nazionale in una passerella di comizi separati, fischi e tensioni. La Brigata ebraica, nel frattempo, era già fuori dalla festa. Chiusa tra gli scudi della polizia e le invettive di chi non ne voleva la presenza, ha dovuto accontentarsi di assistere, da lontano, a un 25 aprile che per lei non è stato affatto di liberazione.




