Addio a Gianluca Cherubini, il calcio perde un lottatore che aveva scalato le serie

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Se n’è andato a soli cinquantadue anni, lasciando un vuoto che travolge chi lo aveva visto crescere tra campi polverosi e promesse mantenute. Gianluca Cherubini, romano doc, si è spento all’ospedale Tor Vergata della Capitale, lo stesso luogo dove era stato ricoverato nei giorni scorsi dopo un malore improvviso che ne ha aggravato una condizione di salute già fragile da tempo. L’ex difensore e centrocampista, va ricordato, era in lista d’attesa per un trapianto di rene; proprio l’improvviso peggioramento delle sue condizioni – legato a quel malore che lo ha colto senza preavviso – ha reso vano ogni tentativo di stabilizzarlo, portandolo al decesso nell’indifferenza solo apparente di un sistema calcio che spesso dimentica i suoi eroi.

Dalla Lodigiani alla Reggiana, la scalata di un gladiatore moderno

Cherubini non era un fenomeno da copertina, eppure la sua carriera racconta qualcosa che i numeri secchi non sanno esprimere: la tenacia. Cresciuto nelle giovanili della Lodigiani – società allora molto attenta ai talenti romani – riuscì a guadagnarsi l’attenzione della Reggiana, club nel quale avrebbe lasciato un’impronta indelebile. Fu Pippo Marchioro a concedergli l’esordio in serie B, il 6 giugno 1993, nella sfida contro il Pisa: una partita che sembrava l’inizio di una normale parabola, e che invece divenne il prologo di qualcosa di più grande. Nella stagione 1992/1993, Cherubini contribuì a quella che molti definiscono una “storica promozione” in serie A; lui, che in campo non aveva il fisico del gigante né il piede vellutato del fantasista, sopperiva con una grinta fuori dal comune e un’abnegazione totale. A Reggio Emilia lo hanno ricordato come un autentico lottatore, uno che non molla mai un pallone, e non a caso ne divenne anche capitano: una fascia sudata, conquistata sul campo.

La maglia della Roma accanto a Totti e l’avventura in Sardegna

Prima di indossare il granata della Reggiana, però, c’era stato il sogno di vestire la maglia della Roma. Nella sua città natale, Cherubini ebbe la possibilità di condividere lo spogliatoio con un giovanissimo Francesco Totti – all’epoca già considerato un patrimonio – e di assorbire quella mentalità che distingue i grandi club. La sua carriera, fatta di tappe a volte ruvide, lo portò anche in Sardegna: nella stagione 2004-2005 giocò nella Torres Sassari, un’altra tappa di un percorso che non ha mai smesso di essere autentico. Se si osserva il suo curriculum, non ci sono solo presenze illustri, ma anche il valore di chi ha scalato le serie partendo dal basso, senza scorciatoie.

L’Europeo Under 21 accanto a Cannavaro, Inzaghi e Vieri

C’è stato un momento, tra il 1994 e il 1995, in cui il nome di Gianluca Cherubini veniva accostato a quelli che sarebbero diventati mostri sacri del calcio mondiale. Nella Nazionale italiana Under 21, sotto la guida di tecnici che puntavano sui giovani di valore, Cherubini giocava titolare. E non era un comparsa: accanto a lui c’erano Fabio Cannavaro, Filippo Inzaghi, Christian Vieri e Christian Panucci. Insieme a quella squadra vinse il campionato europeo di categoria nel 1994, un trofeo che rappresenta il punto più alto della sua carriera in azzurro. Di quel gruppo, molti hanno preso strade diverse, qualcuno è diventato campione del mondo; lui, invece, ha continuato a lottare su campi meno luccicanti, ma con la stessa intensità. Non c’è amarezza in questo ricordo, solo la cronaca di un destino che non regala a tutti le stesse vetrine.

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