Occupato il liceo Cavour a Roma: lezioni sospese e proteste in altre scuole

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Roma, 6 ottobre 2026. Il liceo scientifico Cavour di via delle Carine, a pochi passi dal Colosseo, è stato occupato nel corso della mattinata. La scuola ha diffuso un comunicato sul proprio sito per annunciare che «a causa dell'occupazione studentesca tutte le attività sono sospese fino a nuova comunicazione». Davanti all'ingresso gli studenti hanno esposto striscioni e acceso fumogeni, con lo slogan «Cavour occupato, contro la scuola caserma. Soldi alla scuola e non alla guerra».

Le ragioni della protesta e la rivendicazione del collettivo Osa

L'azione è stata rivendicata dal collettivo Osa, che nei giorni scorsi aveva preannunciato una stagione di mobilitazioni negli istituti della Capitale. Secondo quanto diffuso dagli attivisti, la protesta sarebbe stata preceduta da un'assemblea straordinaria e da provvedimenti disciplinari nei confronti di alcuni studenti.

«Dopo un'azione contro il ddl Antisemitismo, in cui abbiamo bruciato una bandiera israeliana, sono arrivati i primi provvedimenti e sanzioni da parte della presidenza», ha dichiarato Laura Teresi, rappresentante d'Istituto e membro del movimento, spiegando che l'occupazione è stata decisa «in risposta a questo». Tra le richieste avanzate figura lo stop al decreto Scuola, maggiori finanziamenti per l'edilizia scolastica e la contrarietà ai fondi destinati agli armamenti.

«I tetti che vogliamo non sono quelli per gli studenti stranieri, ma sono quelli sicuri che non ci crollano in testa», ha aggiunto la rappresentante.

Mobilitazioni anche in altre scuole della Capitale

Nella stessa giornata si sono registrati fermenti in altri istituti romani. Al liceo scientifico Avogadro l'ingresso è stato transennato, con assemblee all'esterno per una parte degli studenti, mentre al Newton sono stati organizzati picchetti. Uno striscione contro il ministro dell'Istruzione è comparso davanti al liceo Galilei. Nel pomeriggio è stata convocata un'assemblea pubblica all'Esc Atelier dal titolo «Les blocages», durante la quale i collettivi hanno annunciato la volontà di estendere il blocco ad altre scuole.

Una delegazione della Rete degli studenti medi del Lazio ha raggiunto Parigi per portare sostegno alle proteste dei coetanei francesi.

La manifestazione di Bologna e le tensioni nel mondo politico

A Bologna il collettivo universitario Cua e gli studenti delle superiori riuniti nel Cas hanno convocato una manifestazione in piazza Verdi con il titolo «Jeunesse en colère», in contemporanea con la giornata di sciopero indetta in Francia. Il corteo, composto da circa trecento persone, ha bloccato la zona universitaria e poi si è spostato verso il centro, con due blitz: uno all'interno di un'aula durante una lezione e uno al cinema Odeon, accompagnato dal coro «Vogliamo tutto gratis». I muri delle vie universitarie sono stati imbrattati con la scritta «Jeunesse en colère».

La manifestazione ha provocato reazioni critiche da parte del centrodestra. L'europarlamentare di Fratelli d'Italia Stefano Cavedagna ha definito i partecipanti «professionisti della violenza», chiedendo provvedimenti contro i responsabili degli imbrattamenti e dell'occupazione del cinema. Stessa condanna è arrivata dal consigliere comunale della Lega Matteo Di Benedetto, che ha chiesto al sindaco di costituire il Comune parte civile.

Il quadro francese e le preoccupazioni dei presidi

Le occupazioni italiane si inseriscono sulla scia delle proteste che stanno attraversando la Francia, dove gli studenti contestano le condizioni degli edifici scolastici, la carenza di insegnanti e i tagli ai finanziamenti per l'istruzione. Secondo i dati diffusi dalle autorità francesi, dall'inizio della mobilitazione sono state arrestate oltre cinquemila persone, in gran parte minorenni, e centinaia di istituti sono stati bloccati.

A Roma il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Mario Rusconi, aveva segnalato già a settembre la preoccupazione dei dirigenti scolastici, definendo le occupazioni «un rito stanco e violento» che interrompe la didattica e lascia spesso le scuole in condizioni disagiate, con costi stimati in oltre due milioni e mezzo di euro negli ultimi due anni.

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