Morto David Riondino, il padre di “Maracaibo” e l’ultimo sogno incompiuto della scuola per giullari

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Se c’è una canzone che, ancora oggi, riesce a svuotare una pista da ballo solo per riempirla subito dopo con un ritmo indiavolato, quella è “Maracaibo”. Pezzo del 1981 interpretato da Lu Colombo, porta però la firma – meno nota al grande pubblico – di David Riondino, l’artista poliedrico che si è spento domenica 29 marzo nella sua casa romana all’età di 73 anni. Toscano di nascita (Firenze, 10 giugno 1952), Riondino era molto più di un semplice cantautore: attore, regista, scrittore e persino filosofo – ruolo che gli aveva cucito addosso Antonio Ricci nel mitico “Lupo solitario” –, ha attraversato decenni di televisione e teatro con un sarcasmo sottile e coltissimo, diventando una presenza fissa, tra gli altri, anche al “Maurizio Costanzo Show”. A darne l’annuncio, attraverso un post su Facebook, è stata l’amica illustratrice e designer Chiara Rapaccini.

Una hit caraibica che raccontava spionaggio e traffico d’armi

“Maracaibo”, va detto, non era affatto la canzone spensierata che molti ancora oggi credono. Sotto quei ritmi latineggianti – quelli che l’hanno portata per settimane in cima alle classifiche e la fanno ancora riproporre nelle discoteche – si nascondeva una storia complessa: amori proibiti, traffico d’armi, spionaggio e riscatto. Una leggerezza solo apparente, insomma, che Riondino aveva saputo confezionare con la maestria di chi, da par suo, conosceva bene il peso delle parole. E proprio questa dualità, questa capacità di mescolare il ballabile con il profondo, ne ha fatto un unicum nel panorama artistico italiano.

La malattia e l’addio nella casa romana

Da qualche anno, l’artista lottava contro una grave malattia che, alla fine, lo ha portato via nella mattina di domenica. I funerali saranno celebrati martedì alle 11 a Roma, nella Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo, luogo simbolico per chi, come lui, ha dedicato l’esistenza alla creatività senza steccati. La notizia della scomparsa ha subito fatto il giro dei media, e la Fiera dei Librai – che lo annoverava tra i prossimi ospiti – ha parlato di un vuoto difficile da colmare. Un vuoto, va detto, che non riguarda solo la scena musicale, ma l’intero ecosistema della satira e della poesia orale.

Il sogno incompiuto della Scuola dei Giullari

Tra i progetti lasciati a metà, ce n’è uno che forse più di altri racconta l’anima di Riondino: la Scuola dei Giullari. Un centro di formazione diffuso, pensato per tramandare l’arte della composizione di canzoni mescolando la tradizione della poesia orale con le eccellenze contemporanee. Un’idea che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto formare nuove generazioni di artisti capaci di ridere e far pensare, proprio come faceva lui. Invece, quel sogno rimane appeso a un filo – quello della memoria – che tocca a noi non spezzare. Del resto, Riondino non è mai stato un uomo da facili entusiasmi o da conclusioni rassicuranti: preferiva lasciare le porte aperte, magari con un verso ironico o una citazione filosofica.

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