Ballottaggi in Veneto, Ghimenton vince a Castelfranco: en plein del centrosinistra a Monselice, San Bonifacio al centrodestra

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Da Nord a Sud della regione, il verdetto delle urne ha ridisegnato gli equilibri politici di tre comuni chiave, consegnando risultati che, pur nella loro specificità territoriale, raccontano di un elettorato sempre più fluido e di manovre strategiche decise nei corridoi, talvolta più che nelle piazze. A Castelfranco Veneto, il dato più eclatante di questa tornata di ballottaggi – tenutasi il 7 e l’8 giugno – è rappresentato dalla rimonta del centrosinistra, capace di riconquistare dopo sedici anni la guida della città, un tempo roccaforte della Lega.

La sfida, combattuta fino all’ultima scheda, ha visto prevalere Maria Ghimenton, sostenuta da una coalizione che è riuscita nell’impresa di ribaltare il risultato del primo turno, quando l’allora candidato del centrodestra, Luca Pozzobon, partiva con un vantaggio di oltre dodici punti percentuali.

L’ago della bilancia, in questo contesto di sostanziale parità numerica, è stato l’apparentamento ufficiale stretto dalla Ghimenton con le liste civiche facenti capo al candidato escluso Daniele Manente, un’operazione che ha trasformato le carte in gioco.

Il crollo dell’affluenza, sebbene meno marcato rispetto ad altri scenari (qui la percentuale finale si è attestata sul 45,29%), ha finito per premiare la capacità di mobilitare il voto degli indecisi e dei delusi, consegnando alla nuova sindaca 7.407 preferenze contro le 7.171 dell’avversario; uno scarto di appena 236 voti, pari al 50,8%.

L’ex candidato del centrodestra, Pozzobon, ha riconosciuto la sconfitta con un tono che lasciava trasparire un certo rammarico strategico, ammettendo un evidente “spostamento a sinistra del corpo elettorale” senza tuttavia additare colpe specifiche, se non quella mossa calcolata degli avversari di centrosinistra.

Il ritorno a sinistra dopo trent’anni a Monselice

Se a Castelfranco il vento è cambiato, a Monselice, in provincia di Padova, si è trattato di una vera e propria frana politica, capace di spazzare via tre decenni di amministrazione di centrodestra. Il candidato del centrosinistra, l’imprenditore Franco Ennio, ha conquistato la fascia tricolore con una performance solida, ottenendo il 53,22% dei voti e infliggendo una sconfitta netta al vicesindaco uscente Stefano Peraro, fermo al 46,78%.

Anche in questo caso, l’esito è la fotocopia invertita del primo turno, quando Peraro era avanti di circa due punti percentuali; Ennio, grazie anche all’appoggio del terzo escluso Fabio Conte (pur in assenza di un apparentamento formale), ha saputo costruire una rimonta efficace, capitalizzando il malcontento verso la gestione uscente.

Interessante notare come, pur registrando l’affluenza più alta dei tre comuni (55,29%), anche a Monselice si sia verificato un sensibile calo rispetto al 60,51% del primo turno, segno di una stanchezza generale che non ha però impedito l’esplosione del “fenomeno Ennio”.

San Bonifacio, l’isola del centrodestra in un mare di ribaltamenti

Contrariamente alla tendenza che ha visto il centrosinistra trionfare negli altri due centri, nel Veronese si registra il successo del centrodestra con Leonardo Frigo, il quale è riuscito a ribaltare le previsioni della vigilia. Qui la sfida era più frammentata al primo turno, con Frigo inseguitore al 20,8% dietro il civico Giampaolo Provoli (23,19%), ma al ballottaggio la situazione si è chiarita a favore della coalizione di governo. Frigo ha ottenuto un convincente 54,90%, staccando nettamente Provoli fermo al 45,10%.

San Bonifacio, tuttavia, presenta la criticità più marcata sul fronte della partecipazione civica: il dato dei votanti è crollo drasticamente al 43,98%, con una flessione di quasi dieci punti percentuali rispetto al primo turno (53,91%), un dato che attesta la difficoltà di coinvolgere i cittadini nella fase decisiva della competizione. Nonostante l’astensionismo, la vittoria di Frigo consolida la presenza del centrodestra in un territorio storicamente sensibile alle alleanze con la Lega e Forza Italia.

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