Il docufilm su Cocciante e i cinquant'anni con Cathy, la donna che rinunciò all'America

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Quando si prova a ripercorrere la storia della musica leggera italiana, e lo si fa attraverso le sue pagine più intime e sentimentali, il nome di Riccardo Cocciante emerge con prepotenza, legato indissolubilmente a melodie che hanno attraversato generazioni. Eppure, dietro ogni grande artista, si cela spesso una figura silenziosa ma determinante, e nel caso del cantautore nato a Saigon, quel ruolo è stato ricoperto da Catherine Boutet, la donna che da oltre mezzo secolo condivide con lui non solo l’esistenza privata ma anche le sorti di una carriera straordinaria. Sarà proprio questo legame, profondo e riservato, a trovare spazio nel docufilm Il mio nome è Riccardo Cocciante, in onda su Rai 1, un racconto che prova a fare luce sull’uomo oltre l’artista, svelando le pieghe di un amore nato quasi per caso e mai più sfiorito.

La loro storia, infatti, affonda le radici in un lontano 1971, quando Catherine, attrice francese, si trovava a Roma per salutare una sorella prima di partire per New York, dove l’attendeva una prestigiosa scuola di recitazione. Quella che doveva essere una breve sosta si trasformò invece in un incontro fatale con il giovane musicista, un appuntamento con il destino che portò la Boutet a compiere una scelta radicale: rinunciare al sogno americano e restare nella Capitale, al fianco di Cocciante. Una decisione, questa, che l’artista non ha mai smesso di sottolineare con gratitudine, raccontando come Cathy abbia messo da parte la sua carriera teatrale per diventare la sua più stretta collaboratrice, la "vestale della mia poetica", colei che lo spinse ad accettare progetti ambiziosi come Notre Dame de Paris, inizialmente osteggiato da molti. Sposatisi nel 1983, i due hanno costruito un sodalizio artistico e umano che nel 2022 ha festeggiato cinquant’anni di lavoro condiviso, con Catherine che, oltre a gestire la parte tecnica e organizzativa, è rimasta la sua prima e più severa giudice.

Il ritratto televisivo e il figlio lontano dai riflettori

La pellicola diretta da Stefano Salvati, approfittando del recente ottantesimo compleanno del cantautore, si propone di ripercorrere le tappe salienti di questa vita vissuta in musica, attingendo a testimonianze preziose e ai ricordi dello stesso protagonista. Tra aneddoti e momenti iconici, emerge la figura di una coppia che ha sempre fatto della riservatezza un baluardo, concedendo pochissimo alla cronaca rosa. Non mancano, però, nel documentario, cenni alla loro vita familiare, in particolare al figlio David, nato nel 1990 e cresciuto a Dublino, dove i Cocciante si sono trasferiti da oltre vent’anni. Il ragazzo, oggi trentaseienne, ha intrapreso una strada completamente diversa da quella paterna, vivendo e lavorando a New York come graphic designer, un "Graphic Design Ninja" come ama definirsi, lontano dal palcoscenico e dal clamore del successo.

Una scelta, quella di David, che il padre ha sempre incoraggiato e apprezzato, consapevole delle insidie che si celano dietro le carriere dei figli d'arte. In diverse interviste, infatti, Riccardo Cocciante ha spiegato come lui e la moglie abbiano educato il loro unico figlio a costruirsi un’autonomia totale, a trovare una strada personale senza vivere nel riflesso della celebrità genitoriale, una condizione che spesso genera frustrazione e infelicità. E David, che nel tempo si è anche fidanzato con una giovane artista di ceramica, Amanda Schram, sembra aver perfettamente seguito questo insegnamento, dedicandosi con successo alla sua passione per il disegno e la grafica, lontano dalle luci della ribalta che hanno illuminato la carriera di suo padre. Il docufilm, in questo senso, diventa anche l’occasione per osservare come la felicità di un artista possa passare anche attraverso la serenità e le scelte indipendenti di chi gli sta accanto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.