Garlasco, indagato l’ex capitano dei carabinieri Cassese per false informazioni ai pm
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
A quasi vent’anni di distanza dal delitto di Chiara Poggi, la procura di Pavia ha riaperto un fronte delicato che stavolta non riguarda un indagato per l’omicidio, bensì un ufficiale delle forze dell’ordine. Gennaro Cassese, 62 anni, l’ex capitano dei carabinieri che alla fine degli anni Duemila comandava la compagnia di Vigevano e che di fatto coordinò le battute iniziali delle indagini – quelle ritenute da più parti cruciali per il successivo andamento delle ricerche – è stato ufficialmente iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di false informazioni al pubblico ministero. Un’imputazione che, nel sistema penale italiano, non contempla la mera omissione, ma la consapevole alterazione dei fatti o la loro dissimulazione davanti all’autorità giudiziaria.
Un verbale del 2008 e il “giallo” del malore di Andrea Sempio
Il cuore della nuova inchiesta ruota attorno agli interrogatori svolti nel 2008, quando Andrea Sempio – all’epoca diciannovenne e ancora semplicemente sentito come testimone – fu ascoltato dai carabinieri di Vigevano. Tra le carte finite sotto la lente degli inquirenti pavese spicca una circostanza specifica, mai del tutto chiarita: la richiesta che il giovane avrebbe avanzato agli investigatori di recuperare un biglietto – probabilmente un ticket di un parcheggio o di un mezzo di trasporto – utile a corroborare il suo alibi. Quel biglietto, secondo le ultime ricostruzioni delle procure, non fu mai allegato al verbale né, a quanto pare, ricercato con la dovuta tempestività. Cassese, che personalmente condusse quell’interrogatorio, ha difeso la sua condotta in un’intervista televisiva al Tg1, ammettendo però un dettaglio non banale: “Oggi avrei fatto le stesse cose, avrei aggiunto l’orario di sospensione, perché quello va messo”. Un’ammissione, la sua, che i magistrati stanno ora vagliando come possibile spia di una verbalizzazione incompleta, se non volutamente manipolata.
La memoria sfuggente sull’ambulanza e le omissioni contestate
Un secondo elemento di frizione riguarda il cosiddetto “giallo” del malore. Stando a quanto emerso da taluni atti dell’epoca, Sempio avrebbe avuto un malore – forse un attacco di panico o una crisi di natura ansiosa – in concomitanza con i giorni serrati degli interrogatori. Ne sarebbe conseguita una chiamata a un’ambulanza, un dettaglio che agli attuali pm suona come un tassello utile a comprendere lo stato d’animo e il contesto in cui le dichiarazioni furono rese. Interrogato su questo punto, Cassese è stato lapidario: “non ricordo questo particolare nel modo più assoluto, l’autoambulanza non me la ricordo proprio”. Una rimozione che per l’accusa potrebbe configurarsi come un’omissione funzionale a non mettere in discussione la linearità del verbale. L’ex ufficiale respinge le accuse con fermezza, ribadendo la correttezza del lavoro svolto dalla sua squadra, ma i magistrati di Pavia procedono ora a una ricognizione puntuale di tutti i fascicoli originali, compresi i registri di centrale operativa del 118, per verificare se quel malore sia realmente avvenuto e se, di conseguenza, la memoria di Cassese abbia subito un’inspiegabile amnesia.
Un’indagine “compromessa” e gli sviluppi giudiziari in corso
La scelta di iscrivere un ex comandante di compagnia – una figura apicale nelle gerarchie investigative locali – rappresenta un atto di forte discontinuità rispetto agli anni di stallo che hanno caratterizzato il caso di Garlasco. I pm ipotizzano che le false informazioni fornite ai pubblici ministeri in quella fase possano aver deviato il corso delle indagini, rendendo più fragile la ricostruzione della scena del crimine e dei movimenti di chi fu sentito. Non si tratta di una riapertura del caso sull’omicidio di Chiara Poggi, bensì di un procedimento autonomo che riguarda la condotta di chi allora indossava la divisa. L’ex capitano, ascoltato informalmente nei giorni scorsi, si è avvalso della facoltà di non rispondere su alcuni punti, mentre i suoi legali hanno annunciato memorie difensive volte a dimostrare la piena legittimità degli atti. Le prossime settimane saranno cruciali per la decisione sulla richiesta di incidente probatorio o sulla citazione diretta a giudizio, ma quel che appare già chiaro è il quadro di un’inchiesta madre – quella per l’omicidio – i cui margini di errore, reali o presunti, tornano a essere dissezionati da un’altra inchiesta figlia. I magistrati stanno inoltre verificando la posizione di altri appartenenti alla vecchia compagnia di Vigevano, senza che al momento siano emersi ulteriori nominativi.




