La nuova Twingo E-Tech, un’elettrica dal costo accessibile ma dal pedigree europeo che non rinuncia a un’anima sviluppata in Cina
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Redazione Economia
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Sul mercato delle city car a batteria, quelle con un prezzo inferiore ai ventimila euro, il conteggio è presto fatto: le dita di una mano bastano e avanzano per enumerarle. Eppure, in questo club ristretto, c’è un’ammiraglia di sorta che fa della sua origine produttiva una sorta di manifesto silenzioso. La Renault Twingo E-Tech, nella sua configurazione d’accesso “Evolution”, si attesta a 19.500 euro, ma a differenza delle principali concorrenti che per raggiungere tale soglia hanno dovuto varcare il confine continentale, lei esce dalle linee di assemblaggio in Slovenia. Un dettaglio, questo, che per chi guarda con attenzione alle filiere industriali rappresenta una scelta precisa: mantenere il cuore produttivo entro i confini europei pur inseguendo una politica di prezzi aggressiva.
C’è però un’altra particolarità che lega questa piccola francese all’estremo Oriente, e non si tratta di componentistica. Lo sviluppo del progetto, avviato inizialmente in Francia, è stato successivamente trasferito e portato a termine nel centro tecnico che Renault possiede a Shanghai. Una scelta, quella di affidare il completamento alla struttura cinese, dettata da una necessità concreta: la velocità di esecuzione. Nel Paese asiatico, dove il ciclo di vita di un modello si consuma in tempi rapidissimi, il team locale è riuscito a deliberare l’auto in meno di due anni. Praticamente la metà del tempo che la casa francese impiegava fino a quel momento per mettere a punto una nuova vettura elettrica. È questa la cifra, quasi paradossale, di un’auto che pur costruita in Europa porta con sé il ritmo serrato dell’ingegneria cinese.
Abbiamo avuto modo di metterla alla prova in un teatro che per una city car rappresenta l’habitat ideale: le strade di Ibiza. L’isola spagnola, con il suo intreccio di corsie strette, il traffico urbano denso e un susseguirsi di curve che spezzano continuamente il ritmo di guida, si è rivelata il banco di prova perfetto per sondare il Dna di questa Twingo. E l’impressione, a contatto con l’asfalto, è quella di trovarsi di fronte a un’auto che ha ritrovato la sua dimensione. Il ritorno all’identità originaria è netto: forma simpatica, contenuti concreti, zero velleità da auto generalista. I comandi, ben tarati e intuitivi, dialogano con un impianto tecnologico che non cerca la complessità fine a se stessa, mentre lo sterzo si dimostra preciso, regalando quella sensazione di mobilità leggera che certi luoghi, come le località di mare dal traffico caotico, sanno richiedere.
L’operazione estetica, d’altronde, non è un mistero. Dopo il ritorno di R4 e R5, la casa francese prosegue senza soluzione di continuità la sua strategia neo-retrò, attingendo a piene mani dall’archivio storico. Il design della nuova Twingo strizza l’occhio al modello degli anni Novanta, reinterpretandone le linee con un powertrain moderno. Sotto il cofano, infatti, si nasconde un’architettura elettrica capace di garantire un’autonomia fino a 263 chilometri. Una cifra che la confina all’uso prettamente cittadino o periurbano, senza però farle perdere quel carattere di semplicità che per una vettura di questo segmento è forse la qualità più preziosa. Restano, a completare il quadro di una personalità volutamente schietta, alcune scelte tecniche che ricordano la sua vocazione originaria: i vetri posteriori, ad esempio, si aprono a compasso, una soluzione pratica che sacrifica l’abitabilità in favore della razionalità costruttiva. Una piccola elettrica, insomma, non cara ma ricca di quella personalità che solo un progetto nato dalla contaminazione tra rigore europeo e pragmatismo cinese può offrire.
Un’elettrica “pop” che accelera sui tempi di sviluppo
Il dato forse più significativo di questa operazione commerciale non riguarda tanto la batteria o l’autonomia, quanto il processo industriale che l’ha generata. La decisione di trasferire il completamento del progetto a Shanghai rappresenta un cambio di paradigma per Renault. Nel centro cinese, spiega la casa, la capacità di condensare le fasi di sviluppo è stata tale da ridurre i tempi di messa a punto del 50% rispetto agli standard precedenti. In un’epoca in cui la transizione elettrica impone agilità e rapidità nel rinnovamento della gamma, questa è una lezione che il costruttore francese ha deciso di metabolizzare, importando in Europa non componenti, ma un metodo di lavoro. La Twingo diventa così il primo esempio concreto di un’auto dal pedigree continentale ma sviluppata con il ritmo serrato tipico delle factory asiatiche.
Praticità urbana e sterzo preciso, tra spazio ottimizzato e finestrini a compasso
L’esperienza di guida sulla carta non mente: la nuova Twingo E-Tech si sente a casa nel traffico. Le dimensioni compatte e il diametro di sterzata ridotto la rendono capace di infilarsi in spazi che per altre vetture sarebbero interdetti. La taratura dei comandi, studiata per non richiedere sforzi al guidatore, facilita la guida “a spruzzo” tipica del centro città. C’è però un dettaglio che salta all’occhio quando ci si sposta sui sedili posteriori: i finestrini laterali non scorrono verso il basso, ma si aprono a compasso. Una scelta di progetto che, se da un lato ottimizza le strutture delle portiere e riduce costi e peso, dall’altro segna un limite per chi cerca l’abitabilità completa di una berlina. Una scelta comunque coerente con la vocazione della vettura, pensata per muoversi prevalentemente in due o per brevi tragitti in quattro, dove la priorità resta la mobilità semplice piuttosto che la versatilità estrema.
Design neo-retrò e autonomia calibrata per la città
Il richiamo stilistico agli anni Novanta è il trait d’union con le recenti sorelle maggiori R4 e R5. Ma mentre quelle si pongono in una fascia di mercato più ampia, la Twingo E-Tech resta fedele al suo ruolo di city car. I 263 chilometri di autonomia dichiarata, se letti in chiave strettamente urbana, rappresentano un’autonomia sufficiente per coprire più di una settimana di spostamenti medi senza necessità di ricarica frequente. Il vero punto di forza, tuttavia, rimane l’equilibrio tra il prezzo d’accesso e l’equipaggiamento: la versione Evolution, pur essendo la base, non è spartana, offrendo già un livello tecnologico e di connettività che la allinea alle richieste del mercato contemporaneo. Un equilibrio reso possibile, non va dimenticato, dall’ibridazione produttiva che vede un assemblaggio sloveno e un cervello progettuale sviluppato a Shanghai.




