Web tax, un peso per consumatori e imprese

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La recente decisione del Governo Meloni di ampliare la web tax, includendo anche le piccole e medie imprese digitali, ha suscitato numerose critiche. Paolo Barberis, cofondatore di Dada e papà di Nana Bianca, ha sottolineato come una Digital services tax più pesante finirà per gravare sulle tasche dei consumatori. La tassa, inizialmente rivolta ai colossi del web come Google, Meta e Amazon, ora rischia di trasformarsi in un balzello per le piccole realtà digitali editoriali.

Alessio Butti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all'innovazione tecnologica e transizione digitale, ha dichiarato che la decisione del Mef di istituire una web tax ha un suo fondamento dal punto di vista finanziario. Tuttavia, Butti ha espresso la necessità di una progressione di tassazione, suggerendo che il ministro Giorgetti stia valutando una gradualità nell'applicazione della tassa.

L'Associazione Nazionale Stampa Online (ANSO) ha criticato la nuova imposta sui servizi digitali, affermando che penalizza il giornalismo locale. La proposta, inserita nella Legge di Bilancio 2025, intende ampliare la platea dei soggetti destinatari dell'imposta, cancellando il precedente limite quantitativo di 5,5 milioni di euro di volume d'affari annuo. Questo cambiamento potrebbe avere un impatto significativo sulle piccole testate di informazione locale, che già affrontano numerose sfide economiche.

Durante l'Open Innovation Summit 2024, organizzato da Il Sole 24Ore e Zest, Butti ha ribadito l'importanza di una legge su innovazione e transizione digitale.

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