Scherma, doppietta azzurra al Cairo: Favaretto batte Batini nella finale di Coppa del mondo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il Cairo si conferma, ancora una volta, una pedana di casa per il fioretto italiano. Nella tappa egiziana della Coppa del mondo, andata in scena tra le polemiche politiche che da sempre accompagnano gli eventi sportivi in territori complessi – senza che ciò abbia però scalfito la concentrazione delle atlete – è arrivata una doppietta tutta tricolore nel femminile. A firmarla, nell’ordine, Martina Favaretto e Martina Batini, rispettivamente oro e argento, che hanno trasformato l’ultimo atto in un derby azzurro dal sapore familiare per le gesta tecniche eppure carico di tensione agonistica.

La 24enne veneta, in forza alle Fiamme Oro, ha imposto il proprio ritmo fin dalle prime battute della finale, chiusa poi con un netto 15. Un successo, questo, che porta la sua firma in modo inequivocabile: si tratta del decimo trionfo in carriera nel circuito iridato, nonché del secondo personale nella sola stagione 2025. Favaretto, testa di serie numero 1 del tabellone, aveva già lasciato intendere la propria superiorità negli assalti precedenti, liquidando la polacca Karolina Zurawska con un perentorio 15-2 e superando senza affanno l’ungherese Kata Kondricz per 15. Numeri che raccontano di una schermitrice in stato di grazia, capace di gestire ogni situazione senza mai cedere alla pressione.

Dall’altra parte della pedana, e del podio, c’è Martina Batini. La carabiniere toscana, dal canto suo, ha dovuto inchinarsi alla compagna di squadra ma può comunque guardare con soddisfazione al proprio cammino: per lei si tratta del terzo podio stagionale, un risultato che conferma una continuità di rendimento rara anche ai massimi livelli. Batini, pur senza riuscire a scalfire il dominio di Favaretto nel match decisivo, ha dimostrato solidità e carattere, elementi che le hanno permesso di arrivare fino all’ultimo atto di una competizione dal coefficiente di difficoltà elevatissimo.

Una gara da numero 1, l’altra da eterna protagonista

Se il tabellone femminile ha regalato all’Italia una festa interamente azzurra, lo stesso non si può dire per gli uomini. Nella prova individuale maschile, sempre al Cairo, i risultati sono stati ben più frammentati. Guillaume Bianchi, Filippo Macchi e Davide Filippi si sono fermati tutti agli ottavi di finale: per Bianchi una nona posizione finale, per Macchi un tredicesimo posto, per Filippi un quindicesimo. Nessuno di loro è riuscito cioè a infilare quella striscia di vittorie consecutive necessaria per scalare il tabellone e puntare a una medaglia. Lontani parenti, insomma, delle gesta trionfali delle colleghe.

A dominare la scena maschile è stato invece il giapponese Kazuki Iimura, capace di piegare in finale il ceco Alexander Choupenitch con il medesimo punteggio dell’oro femminile, 15. Il terzo gradino del podio è stato condiviso dal francese Anas Anane – sconfitto in semifinale proprio da Choupenitch per 12-15 – e dallo statunitense Nick Itkin, fermato da Iimura nel penultimo atto con un più netto 8. Un podio, quello maschile, che evidenzia ancora una volta il ricambio generazionale in atto a livello mondiale, mentre l’Italia maschile cerca risposte che per ora non arrivano.

Il Cairo, terra promessa del fioretto rosa

C’è un dato statistico, per certi versi sorprendente, che emerge dalla carriera di Martina Favaretto: il terzo successo personale ottenuto proprio sulle pedane egiziane. Un autentico terreno amico, quello del Cairo, dove l’azzurra sembra trovare una sorta di ispirazione aggiuntiva. Non è un caso, del resto, che proprio qui sia arrivato il suo decimo alloro iridato, un traguardo che la colloca tra le più vincenti del circuito mondiale in attività. E nemmeno è un caso che l’altra italiana, Batini, abbia scelto questa tappa per salire nuovamente sul podio, a riprova di un feeling collettivo con la location che va oltre la singola atleta.

La doppietta di Cairo non è quindi un episodio isolato, ma l’ennesima conferma di una supremazia tecnica e mentale che il fioretto femminile italiano sta esercitando in questa fase del ciclo olimpico. Le due Martine, peraltro, rappresentano due generazioni vicine ma non sovrapponibili: Favaretto, classe 2001, è ormai una certezza assoluta; Batini, più esperta, continua a dimostrare di poter competere ai vertici nonostante la concorrenza interna sia sempre più agguerrita. Una sana rivalità, la loro, che sulla pedana si traduce in duelli spettacolari e fuori di essa in una crescita reciproca.

Nessuna svista, solo scherma di alto livello

Va notato, a scanso di equivoci, che la gara egiziana non ha riservato particolari sorprese in termini di arbitraggi o polemiche di spogliatoio. Le atlete hanno gareggiato in un clima professionale, nonostante le note difficoltà logistiche che spesso accompagnano le trasferte in Nordafrica. Favaretto ha vinto perché più forte, in quella specifica giornata, e perché capace di gestire l’eventuale peso psicologico di una finale tutta italiana – situazione spesso insidiosa, dove l’abilità tecnica rischia di passare in secondo piano rispetto ai condizionamenti emotivi. Non è successo. E il punteggio, 15-10, parla chiaro: nessun patema, nessun rimpianto.

Per la cronaca, l’unico momento di relativa tensione è coinciso con l’approccio alla gara da parte delle due finaliste, entrambe consapevoli di giocarsi non solo una medaglia ma anche il primato interno alla squadra nazionale. Ma è stata, appunto, tensione sportiva, quella vera, che nulla ha a che vedere con episodi di cronaca o con sviluppi giudiziari. Il resto è scherma, e di altissimo livello.

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