Il paradosso dei mutui: il Taeg sale al 3,87% nonostante la Bce abbia chiuso con i rialzi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’inizio del 2026 si apre con un paradosso per il mercato del credito in Italia, e riguarda da vicino chiunque stia pensando di acquistare una casa o rinegoziare un vecchio finanziamento. La Banca d’Italia, nelle sue statistiche relative al mese di gennaio pubblicate in questi giorni, ha fotografato una situazione in cui i prestiti alle famiglie tornano a correre, ma lo fanno portandosi dietro un costo del denaro in controtendenza rispetto alle attese. I numeri dicono che il Tasso Annuale Effettivo Globale, quel parametro che include tutti gli oneri per chi accende un mutuo, si è attestato al 3,87 per cento, segnando un incremento rispetto al 3,81 per cento di dicembre. Una salita, seppur lieve, che assume i contorni di un rompicapo economico se collocata nel quadro più ampio delle decisioni della Banca Centrale Europea.

La Bce, va ricordato, ha ormai chiuso da mesi il capitolo della stretta monetaria, mantenendo i tassi di riferimento invariati ormai da luglio del 2025 e lasciando il costo del denaro al 2 per cento dopo i quattro tagli consecutivi operati nella prima metà dell'anno scorso. Eppure, gli istituti di credito italiani sembrano muoversi in una direzione diversa. Se da un lato, come certificato da Via Nazionale, i finanziamenti al settore privato sono cresciuti complessivamente del 2,2 per cento su base annua, con la componente delle famiglie in netto aumento del 2,5 per cento, dall’altro il costo per accedere a questi nuovi prestiti non ha seguito la discesa dei tassi ufficiali, anzi. Il Taeg è risalito a gennaio, un dato che stride con l’allentamento della politica monetaria europea e che merita un’analisi più approfondita sulle logiche di pricing adottate dal sistema bancario.

La forbice tra fisso e variabile e il credito al consumo

Guardando nel dettaglio le diverse tipologie di finanziamento, si scopre un mercato a due velocità. Da una parte, il tasso fisso continua a mantenersi su livelli poco attraenti per chi cerca la rata più bassa possibile, con il Tasso Annuo Nominale medio che a gennaio si aggirava intorno al 3,43 per cento, in rialzo di qualche punto base. Dall’altra, il variabile ha guadagnato terreno in termini di convenienza immediata, con un Tan medio che scendeva attorno al 2,65 per cento, un differenziale che rende questa opzione tecnicamente più economica nel breve periodo. Nonostante ciò, la stragrande maggioranza dei richiedenti continua a orientarsi verso il fisso, segno che la paura di future impennate dell’Euribor, l’indice a cui sono legati i mutui variabili, pesa ancora nelle scelte delle famiglie, più interessate alla certezza del piano di ammortamento che al risparmio immediato.

A preoccupare, però, non è solo il comparto dei mutui per la casa. Il credito al consumo, quello che finanzia l’acquisto di auto o elettrodomestici, ha visto un balzo ben più marcato del costo del denaro. Il Taeg su queste nuove erogazioni, sempre secondo i dati di Bankitalia, è schizzato al 10,19 per cento, in forte rialzo rispetto al 9,97 per cento del mese precedente. Un incremento che incide pesantemente sulla capacità di spesa delle famiglie e che racconta di un approccio delle banche più cauto, o forse più speculativo, proprio nel momento in cui i depositi tornano a crescere. Parallelamente, infatti, la raccolta si rafforza: i depositi del settore privato segnano un +3,9 per cento sui dodici mesi, in netta accelerazione rispetto al mese prima, a testimonianza di una maggiore liquidità nelle tasche di imprese e risparmiatori, liquidità che però viene remunerata con tassi passivi ancora bassissimi, fermi allo 0,64 per cento.

L’aumento dei prestiti e la strategia degli istituti

L’accelerazione del credito al settore privato, che a gennaio segna un passo migliore rispetto al 2 per cento di dicembre, suggerisce un graduale ritorno alla normalità dopo la fase più acuta della crisi. Le imprese, in particolare quelle non finanziarie, tornano a bussare agli sportelli, con un aumento dei finanziamenti dell'1,7 per cento, sebbene per i prestiti di importo più contenuto, sotto il milione di euro, il tasso richiesto resti proibitivo per molte piccole e medie imprese, attestandosi in media sopra il 4 per cento.

Quel che emerge, in sintesi, è un contesto in cui la domanda di credito riparte, trainata da famiglie e imprese che avevano rimandato i loro progetti negli anni di maggiore incertezza, ma in cui l’offerta di denaro non segue la logica della politica monetaria europea. Il fatto che il Taeg sui mutui salga mentre la Bce tiene i tassi fermi apre uno scenario di riflessione sulla redditività del sistema bancario italiano, che sembra approfittare del ritorno della domanda per allentare, se non invertire, la fase di riduzione dei tassi passati ai clienti. La crescita dei prestiti, insomma, si accompagna a un costo del denaro che rimane ostinatamente alto per chi il denaro lo chiede in prestito.

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